Traffico di migranti, in 19 sotto accusa

Falsi contratti di lavoro nel Fucino per incassare finanziamenti europei. Il giudice dispone la trascrizione delle intercettazioni
AVEZZANO. Fino a 15mila euro per ottenere false domande di assunzioni da parte di imprenditori agricoli del Fucino. Sono queste le accuse nei confronti di 19 persone, principalmente marsicane, coinvolte nell’inchiesta sul traffico di stranieri. Il giudice per l’udienza preliminare, Daria Lombardi, che subentra a Maria Proia (aveva presentato come da procedura una dichiarazione di astensione), ha disposto la trascrizione delle intercettazioni. La richiesta è stata avanzata dai difensori degli indagati che ribadiscono l’estraneità nella vicenda dei loro assistiti auspicando il proscioglimento. Le accuse, tutte da dimostrare e che vanno dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina alla truffa ai danni dello Stato, sono nei confronti di Augusto Cicchinelli, imprenditore di Trasacco, Francesco Papa di Roma, Attilio Cicchinelli di Trasacco, Gianfelice Angelone di Avezzano, Mohammed El Adouy, Mohammed Ari, Said Yatimenabi, Otman Yatimenabi, Laamiri Jabbari, tutti residenti tra Avezzano e Luco dei Marsi, Giuseppe Antonini di Avezzano, Giuseppe Stornelli di Avezzano, Pasquale Salvati di Trasacco, Francesco Cafiero 25enne di Celano, Ugo Lucio Perrotta di Celano, Giuseppe Di Fabio di Lecce nei Marsi, Antonio Troiani di Lecce nei Marsi, Mario Morgante di Celano, Franco Di Fonzo di Lecce e Francesco (detto Franco) Cafiero 75 anni di Celano. Altri tre hanno patteggiato.
Tutta la vicenda ruota attorno alle accuse di uno degli stranieri che si era dichiarato parte lesa. Si tratta di un giovane di origini marocchine che ha raccontato di aver partecipato a dei corsi che avvenivano in Marocco e di aver pagato quasi 6mila euro per ottenere la certificazione. Secondo la sua testimonianza, sarebbe arrivato in Italia dove doveva essere assunto a seguito della qualifica, ma ciò non è mai avvenuto. Difeso dall’avvocato Raffaele Mezzoni, si era così costituito parte civile, ma solo nei confronti di alcuni degli indagati. Sarà necessario, però, verificare l’attendibilità delle sue dichiarazioni sulle quali si fonda il castello accusatorio. Secondo la tesi accusatoria, i giovani marocchini pagavano fino a 15mila euro per poter arrivare in Italia attraverso false assunzione da parte di imprenditori agricoli compiacenti. Tutto ciò dopo aver frequentato dei corsi finanziati dall’Unione europea. Nell’indagine, svolta dagli agenti della questura dell’Aquila, sono state utilizzate anche intercettazioni telefoniche e ambientali. Le indagini, che fanno riferimento a presunti reati compiuti tra il 2012 e il 2014, sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia. Secondo la Procura era stato messo in atto un «fraudolento ottenimento del finanziamento europeo dell’importo complessivo di 200mila euro con la presentazione di un progetto di integrazione». Tutto ciò anche grazie alla presentazione di «istanze di nullaosta per i fondi ottenuti grazie a datori di lavoro compiacenti che promettevano di superare in modo fittizio la quota del 50% di extracomunitari avviati a dei corsi». Nel collegio difensivo gli avvocati Mario Flammini, Domenicantonio Angeloni, Franco Colucci, Antonio Milo, Lucio Cotturone, Stefano Guanciale, Pietro Chichiarelli.
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