Traforo, lavori con tempi lunghi Acqua a rischio per 70mila utenti

Piccinini (Gsa) sentito in commissione di controllo del Comune, sull’opera restano punti da chiarire Allo studio il piano alternativo di rifornimento idrico, ma prima va definito il progetto del commissario
L’AQUILA . Tempi lunghi e acqua a rischio. Sono le variabili dell’intervento di messa in sicurezza del Gran Sasso che preoccupano istituzioni e cittadini. Il piano, affidato al commissario di governo Corrado Gisonni, non c’è ancora. Al momento sono in corso, nelle viscere del massiccio appenninico che ospita laboratori di fisica nucleare, traforo autostradale e rete idrica, le indagini preliminari alla stesura del progetto. Un assaggio di quello che potrebbe accadere quando i lavori entreranno nel vivo, però, c’è già stato a inizio febbraio. L’intorbidimento dell’acqua, collegato alle operazioni avviate sotto la montagna, hanno comportato l’improvvisa interruzione del servizio idrico in tutta la zona Est del territorio aquilano e nell’area subequana. Si tratta di un problema che, nei suoi effetti più estesi, potrebbe lasciare a secco i rubinetti di 70mila utenti.
ATTENZIONE ALTA. Per questo, ieri mattina, la questione è stata affrontata, almeno in via preliminare, dalla commissione di garanzia e controllo del Comune presieduta da Giustino Masciocco. A descrivere situazione, prospettive e sopratutto potenziali disagi, per quanto è possibile saperne in questa fase, derivanti dal complesso intervento è stato Alessandro Piccinini, amministratore unico della Gran Sasso Acqua (Gsa), società di gestione della rete idrica. Con lui c’erano il direttore tecnico della società Armando Balducci e Maurizio Leopardi, consulente dell’azienda che da qualche settimana tiene i contatti con la struttura commissariale proprio per gli aspetti relativi alla tutela dell’acquedotto. «Abbiamo voluto approfondire le problematiche relative alla messa in sicurezza», evidenzia Masciocco, «e ai fenomeni di acqua intorbidita delle settimane scorse». Ai chiarimenti forniti da Piccinini e dai tecnici sulle interruzioni del servizio, che tra l’altro sono state oggetto di un aspro botta e risposta tra l’amministratore unico e il commissario, si sono aggiunte così spiegazioni sulla portata dell’operazione.
LE INCOGNITE. «Sono tuttora in svolgimento le indagini», spiega il presidente della commissione, «e di fatto non si sa quando sarà pronto il progetto definitivo della messa in sicurezza». Di sicuro, però, ci saranno ripercussioni sull’erogazione dell’acqua potabile, con il rischio di interruzioni ben più significative rispetto a quelle registrate finora. «Solo quando sarà chiaro il progetto», fa notare Masciocco, «si potrà approntare un piano alternativo per garantire l’approvvigionamento idrico della zona Est e della Subequana». Per avere ulteriori delucidazioni e risolvere le incognite che ancora accompagnano l’intervento sotto il Gran Sasso, dunque, la commissione comunale convocherà a breve anche Gisonni.
RIDUZIONE DEL RISCHIO. L’altro elemento certo, sul quale la società acquedottistica ha battuto anche in un recente incontro con i sindaci delle aree maggiormente esposte a possibili disservizi, è che la messa in sicurezza non sarà questione di qualche mese. «Siamo solo all’inizio», ribadisce Piccinini, «serve la piena consapevolezza che gli interventi richiederanno tempo e sarà fondamentale conoscere le fasi successive delle lavorazioni per garantire la qualità dell’acqua e ridurre al minimo i disagi della popolazione».
SOLUZIONI ALTERNATIVE. Nonostante gli aspetti ancora da chiarire, la società acquedottistica sta già pianificando le azioni necessarie ad assicurare l’approvvigionamento idrico nelle zone a rischio. «Siamo operativi», assicura Piccinini, «abbiamo messo in piedi una fase progettuale per l’utilizzo di fonti alternative». Anche il coordinamento con l’ufficio di Gisonni, a detta dell’amministratore unico, funziona allo scopo di evitare nell’immediato ulteriori disservizi. «Al momento, per come sono organizzati i lavori», assicura Piccinini, «non ci sono problemi».
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