Tragedia sui monti Cordoglio per Natascia

Il ricordo delle maestre della scuola di Teramo dove insegnava La Procura apre un’inchiesta per ricostruire la dinamica dell’incidente

TERAMO. Le parole asciugano ogni retorica e per raccontare la tragedia di domenica sul Gran Sasso bisogna aggrapparsi all’immagine di una ragazzina di 12 anni che corre tra le montagne a chiedere aiuto. Per il padre sospeso sull’orlo di un precipizio con il figlio più piccolo e per la madre travolta e uccisa da acqua e pietre. È finita in un canalone a duemila metri la vita di Natascia Salvi, 44 anni, teramana, mamma di due bambini, insegnante nella scuola dell’infanzia “Pinocchio” di Colleatterrato. «Una persona a modo, molto materna con gli allievi e nello stesso tempo molto professionale», dice Clara Moschella, preside della direzione didattica di San Nicolò da cui dipende la scuola dell’infanzia.

E se ora sarà l’inchiesta aperta dal pm della Procura dell’Aquila Roberta D’Avolio a dare un perché alla tragedia, il giorno dopo – quando la certezza ha spento ogni speranza – i ricordi si rincorrono e afferrano momenti di vita. «L’ho sentita venerdì», racconta Paola Rapanà, insegnante e collega di sezione della vittima. «Abbiamo parlato delle conserve di pomodoro da fare, delle vacanze, dei figli. Natascia era una collega e un’amica speciale, una collega competente, professionale, benvoluta dai bambini e dai genitori. Una donna sempre con il sorriso». E il sorriso di questa giovane insegnante, innamorata della famiglia e del lavoro, la descrive più delle parole. Che sono tante. Sui social, negli sms che passano da un telefono all’altro, nei racconti delle giornate di scuola. Come quella del 7 giugno, giorno di gran festa nella struttura di Colleatterrato per un’iniziativa sulla pace con tanto di magliette indossate da maestre e bambini. «Quel giorno», racconta ancora Rapanà, «Natascia è venuta prima, ha indossato la maglietta azzurra con la scritta pace, si è fatta una fotografia e l’ha inviata a una collega che per motivi di salute non avrebbe potuto essere alla manifestazione. Nessuna di noi altre avrebbe mai pensato a fare questa cosa. Ma lei era così, sempre pronta a dare una mano agli altri, sempre propositiva e operativa». Come quella volta che in un pomeriggio ha addobbato la scuola per le feste di Natale. «Aveva una grande manualità», racconta ancora la collega, «non si abbatteva mai e riusciva a fare ogni cosa. Era molto preparata nel suo lavoro e questo le consentiva di fare tutto. Qualche tempo fa insieme alle altre colleghe siamo andate a mangiare una pizza. Non scorderò mai quello che le ha detto il figlio prima di uscire: «Mamma, questa sera sei bellissima». E la famiglia era l’altra grande passione di Natascia. Con il marito Vincenzo Leonzi, 55 anni, impiegato Asl, e i due figli (uno di 9 e l’altra di 12) viveva a Colleatterrato basso, popoloso quartiere teramano. «Una famiglia molto unita», raccontano i vicini, «appassionati della vita all’aria aperta e delle passeggiate in montagna». E ogni volta che il lavoro lo consentiva salivano sul camper e facevano un piccolo viaggio. «Erano appassionati di montagna», raccontano ancora i vicini, «e quindi gente esperta. Sicuramente non era la prima volta che facevano quell’escursione». E nel quartiere il ricordo va a venerdì sera quando in piazza c’è stato un piccolo torneo per raccogliere fondi da devolvere alla scuola calcio. «Come sempre Natascia e il marito in prima fila a dare una mano agli altri», ricorda l’amico Enzo. «Li ho visti sorridenti e felici con i loro figli. Mi hanno detto che avrebbero fatto una passeggiata in montagna prima di decidere la meta del Ferragosto. Conoscevano il Gran Sasso e non erano sicuramente degli sprovveduti. Viaggiavano sempre con la giusta attrezzatura, a cominciare dall’abbigliamento. Quello che è successo è una tragedia per tutta la nostra comunità».

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