Tragedia sul bus. «Sei anni senza verità»

Genitori protestano davanti all’ambasciata di Spagna per chiedere giustizia. Su quel pullman c’era anche una marsicana
LECCE NEI MARSI. Sono sei anni che attendono verità e giustizia. E un processo da celebrare. La storia è una di quelle che non si dimentica. Un incidente stradale a Barcellona, in Spagna, che nel marzo del 2016 spazzò via un gruppo di studentesse in Erasmus. Trentaquattro rimasero ferite. Le famiglie, da sei anni, attendono giustizia. Sul bus c’erano 57 passeggeri, tra i quali una giovanissima marsicana che rimase ferita. Stava tornando da una gita a Valencia. Aurora Paraninfi, all’epoca 23enne, originaria di Lecce nei Marsi ma residente a Roma, era sul bus uscito fuori strada. Proprio quello dove si trovavano le 13 ragazze morte. L’autista ebbe un colpo di sonno. Antonella Asci, oggi 30enne di San Benedetto dei Marsi, era su un altro pullman. Anche lei stava facendo l’esperienza dell’Erasmus in quanto studentessa dell’Università dell’Aquila. Paraninfi, a seguito delle ferite riportate, venne operata d’urgenza all’ospedale di Barcellona, per una frattura scomposta della spalla e dopo la degenza tornò in Italia con la famiglia. A distanza di sei anni, ieri c’è stata una piccola protesta davanti all’ambasciata di Spagna a Roma. Protesta guidata da Gabriele, il papà di Elena Maestrini, una studentessa 21enne di Gavorrano (Grosseto), vittima della tragedia spagnola. Dopo tre tentativi di archiviazione da parte della magistratura iberica, i genitori chiedono «verità e giustizia per le 13 studentesse Erasmus», e denunciano il vergognoso silenzio. Maestrini ha sfilato davanti alla sede dell’ambasciata a Roma con i nomi di tutte le ragazze riportati su un cartello appeso sulla schiena. Sperava in un confronto con le autorità spagnole, in un chiarimento sui tempi della magistratura. Ma nessuno ha aperto le porte dell’ambasciata per poter dare le risposte. «Sono trascorsi sei anni dalla tragedia che ci ha colpiti il 20 marzo 2016 in Spagna, con la perdita delle nostre figlie, tre tentativi vergognosi di archiviazione per quanto è successo da parte di alcuni giudici e soltanto la volontà e la disperazione di noi genitori ha permesso che ciò non avvenisse», ha spiegato Maestrini, «la nostra vita si è fermata a quel giorno, ma stiamo continuando la nostra lotta per fare emergere la verità e dare giustizia a loro che sono state condannate senza colpa a rimanere eternamente giovani». (e.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

