Trapianto di rene col robot-chirurgo

È il primo intervento del genere eseguito con questo macchinario entrato un anno fa in attività al San Salvatore
L’AQUILA. Da quando, un anno fa, all’ospedale San Salvatore è entrato in attività il robot “Da Vinci”, sono già oltre 200 gli interventi chirurgici effettuati con questo macchinario che ha rivoluzionato il modo di interpretare l’attività in sala operatoria, soprattutto in termini di precisione, mininvasività e sicurezza del paziente. All’inizio il robot – dotato di un braccio meccanico manovrato a distanza dal chirurgo che, durante l’intervento, si avvale di una visione ingrandita grazie alla quale può gestire anche i minimi movimenti con grande precisione ed efficacia – è stato impiegato soprattutto nell’urologia per poi essere adottato, gradualmente, anche nella chirurgia d'urgenza addominale (fegato e pancreas). Due settimane fa, Da Vinci è stato utilizzato per portare a termine il primo trapianto di rene. A effettuare l’intervento su un paziente, un uomo originario del Molise (che ha ricevuto il rene dalla sorella), è stata un’équipe guidata dal dottor Luigi Di Clemente, direttore del reparto di Urologia del San Salvatore.
I particolari dell’intervento sono stati illustrati in una conferenza stampa dallo stesso Di Clemente insieme al professor Francesco Pisani, direttore del Centro regionale trapianti Abruzzo e Molise, al direttore generale dell’Asl Rinaldo Tordera; alla rettrice Paola Inverardi e al sindaco Pierluigi Biondi.
IL TRAPIANTO. Il rene del donatore è stato prelevato per via laparoscopica attraverso una piccola incisione effettuata sul fianco e non sulla cavità addominale, una tecnica mininvasiva – usata solo all’Aquila – «che riduce di molto i danni biologici rispetto alla procedura tradizionale», ha chiarito Di Clemente. «Lavorando in contemporanea con il team che si è occupato dell’estrazione del rene del donatore, una seconda équipe è intervenuta con il robot sul paziente ricevente. Tramite un’incisione di 5 centimetri sopra il pube, il rene prelevato è stato posizionato all’interno della cavità addominale, lateralmente alla vescica. L’operazione in sé non è durata molto (meno di un’ora), ma», ha spiegato Di Clemente, «ci sono voluti circa sei mesi per prepararla. Il paziente che si è sottoposto all’operazione è stato già dimesso: tra i vantaggi assicurati dal robot, infatti, c’è anche l’accelerazione dei tempi di recupero.
600 TRAPIANTI DAL 2001. Il trapianto di rene effettuato con il robot Da Vinci va ad aggiungersi ai 33 trapianti di rene “tradizionali” eseguiti all’Aquila nel 2018. «Da quando il Centro trapianti è stato istituto (2001)», ha ricordato il professor Pisani, «sono stati effettuati circa 600 trapianti».
INVESTIMENTO. Il Da Vinci è stato acquistato dall’Asl dell’Aquila con un investimento di circa 3 milioni di euro. Nella fase di sperimentazione il robot era stato concesso in comodato d’uso gratuito dall’azienda produttrice, mentre tutta l’attrezzatura necessaria per effettuare gli interventi era stata comprata grazie a due donazioni, una da 160mila euro della Fondazione Carispaq e un’altra da 80mila euro dell’Ance L’Aquila.
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