Trasforma la sua edicola in un presepe

2 Gennaio 2019

Sfollato a causa del sisma, Di Loreto dal 2009 realizza la Natività nel chiosco alla stazione ferroviaria

SULMONA. È dal 2009 che trasforma ogni anno la sua edicola in un maxi presepe. Così ogni Natale sul bancone non ci sono giornali o riviste, ma l’allestimento del presepe. Dino Di Loreto, titolare dell’edicola al piazzale della Stazione di Sulmona, festeggia così ogni Natale da quasi dieci anni. Da quando cioè il terremoto del 2009 ha reso inagibile la casa dove viveva con la mamma. L’edicolante, però, non si è perso d’animo, tanto da allestire ogni anno la rappresentazione della natività nella sua edicola, che diventa un punto di ritrovo. Molte, infatti, sono le persone in stazione che si fermano e si complimentano con lui, facendo foto prima di andar via. «Quella del presepe è una tradizione troppo importante a cui non volevo rinunciare nemmeno stando fuori casa», racconta Di Loreto, «sono sfollato da dieci anni ormai, in attesa di finire i lavori a casa e di avere tutte le autorizzazioni per tornarci, ma non mi perdo d’animo e non rinuncio alle tradizioni natalizie». Tra i suoi “Pasquarelli” (personaggi del presepe), ce n’è anche uno di grande valore: l’arrotino della scuola del maestro Giuseppe Avolio, risalente al 1920. Quasi cento anni di storia, racchiusi in una statuetta di terracotta e acqua, con colori tenui e viso espressivo. Tratti che conquistarono anche il principe Umberto di Savoia, che commissionò al maestro di Pacentro un intero presepe. «Custodisco gelosamente questa statuetta», aggiunge Di Loreto, «è un pezzo di storia». Proprio come la sua edicola, che ha oltre 50 anni di vita. Era il primo aprile del 1966 quando la signora Lucia Marinucci aprì la sua edicola al piazzale della Stazione. Da allora, dopo 53 anni, è ancora lì ad aiutare suo figlio, Dino Di Loreto, che ha preso le redini dell’attività di famiglia. Dai primi anni dell’inaugurazione tante cose sono cambiate, come ricorda la signora Marinucci. «Prima qui c’era un via vai di persone, ora le cose sono cambiate e non si vede quasi più nessuno». Il calo di passeggeri e pendolari dei treni e le corse ferroviarie dimezzate nel tempo hanno, infatti, ridotto drasticamente la clientela. «Ora è un sacrificio stare qui», dice il figlio, «ma ci siamo e continuiamo a farlo con la stessa passione di sempre. Certo le spese aumentano e gli incassi diminuiscono, ma non ci scoraggiamo». (f.p.)
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