Trattori e agricoltori in centro: «Imprese a rischio: ora la svolta»

Il corteo partito dall’area camper nella zona Est blocca la rotatoria del Torrione e la Fontana Luminosa In prima linea anche giovani imprenditori del settore: «Il futuro è nostro, no all’alimentazione chimica»
L’AQUILA. Chi si aspettava centinaia di trattori e la città paralizzata, sarà rimasto deluso. Nella manifestazione dei trattori di ieri, messa in campo dai comitati spontanei degli agricoltori e allevatori per protestare contro le politiche europee e italiane che rischiano di cancellare un settore fondamentale per l'economia, gli organizzatori hanno scelto la linea soft. Con un solo trattore in apertura di sfilata, più uno in chiusura, gli organizzatori hanno accettato le indicazioni di Questura e Polizia municipale. Niente sfilata di trattori: agricoltori e allevatori sono andati a piedi, portando striscioni per spiegare ai cittadini i motivi della protesta. Motivazioni che si possono riassumere in una frase mutuata dalla protesta che sta infiammando l’Europa, «No farmer, no food», che tradotto significa «Senza agricoltori, non c’è cibo». Grazie alla buona volontà degli organizzatori del corteo, i disagi per gli automobilisti sono stati ridotti al minimo. Qualche problema su via Alcide de Gasperi, al Torrione, e nel tratto finale di viale della Croce Rossa, con gli automobilisti costretti a fare dietrofront a causa del blocco della rotatoria del Torrione.
giovani in campo
Nonostante la scelta oculata di non creare troppi disagi ai cittadini, almeno per questa volta, le motivazioni della protesta restano comunque serie e a spiegarle sono arrivate due giovani, Ilenia Mora e Martina Faraone, alla guida del trattore che apriva il corteo e che poi hanno fatto da portavoce leggendo un documento con le rivendicazioni e le proposte fatte proprie dal Comitato spontaneo allevatori, aiutate da Elia Serpetti e Dino Rossi. Nel documento si ricorda che gli agricoltori scendono in piazza «per difendere le nostre terre, e con esse la nostra cultura, la nostra tradizione, la nostra storia e la nostra identità. Non permetteremo», continua Ilenia leggendo il documento, «che venga imposta ai nostri figli e ai nostri nipoti un’alimentazione chimica, fatta di cibi di laboratorio e farine sintetiche».
Le richieste al governo
Il comitato agricoltori ha elaborato quindi una serie di proposte che dovranno essere recepite dal governo. Tra queste, l’abbattimento delle accise sui carburanti a uso agricolo e il no all’introduzione dell’Irpef sui terreni agricoli. Un’altra mannaia che sta per abbattersi sugli agricoltori è l’assicurazione obbligatoria dei mezzi, anche di quelli che sono utilizzati unicamente all’interno della proprietà aziendale. Altro grande problema, che assilla soprattutto allevatori e agricoltori nei pressi delle aree parco, è il contenimento della fauna selvatica. Non solo gli onnipresenti cinghiali, ma anche cervi, istrici e lupi. Tra le richieste, inoltre, la previsione di agevolazioni per le aree svantaggiate. E a questo punto, qualche vecchio allevatore annuiva, ricordando come in passato i contributi erano gestiti con molta più attenzione. «Oggi», raccontano, «almeno il 70% delle aziende in questo territorio rischia di sparire». E poi, limitazione dei costi dei consorzi di bonifica, possibilità di scegliere le coltivazioni e degli allevamenti. «Il settore agroalimentare», dicono gli organizzatori, «rappresenta un asset primario e strategico per l’economia nazionale, avamposto di salvaguardia della salute pubblica. Solo così si tutelano la biodiversità e il Made in Italy, volàno della ripresa economica».
Le richieste all’ue
Ovviamente, c’è anche un pacchetto di proposte da portare in sede europea. Portavoce in questo caso è Martina Faraone, che ricorda come gli agricoltori chiedano «la rivisitazione dell’agenda 2030 sulle prescrizioni per agricoltura e allevamento, nonché il rispetto della sovranità nazionale in campo alimentare». Non può mancare il capitolo sulle tasse che strangolano il settore, e la regolamentazione della concorrenza sleale da parte di paesi esteri. «È necessario, inoltre, salvare i terreni dalla proliferazione degli impianti fotovoltaici, e, infine, prezzi giusti per tutti i prodotti della terra». Ma chi è l’agricoltore oggi? Dino Rossi del Cospa Abruzzo fa un identikit. «In questi giorni», racconta, «organizzando i presìdi in tutta la regione, mi sono trovato davanti tantissimi giovani che hanno investito nel loro lavoro e nella loro attività». «Gente umile», ricorda il documento del Comitato agricoltori, «che ha come unico scopo di vita quello di continuare a lavorare e abitare nelle proprie terre».
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