Travolse e uccise Sara Sforza: giorno del giudizio per il 23enne

15 Settembre 2021

Oggi si torna in aula per la sentenza, l’imputato viene giudicato secondo il rito abbreviato L’avvocato che assiste il fidanzato dell’estetista: «Si porta dietro sia strascichi fisici che psicologici» 

AVEZZANO. È attesa per oggi la sentenza sul caso Sara Sforza, l’estetista 19enne di Aielli rimasta vittima di un incidente stradale il 2 gennaio dell’anno scorso sulla Tiburtina Valeria. Nell’aula del tribunale di Avezzano dovrà comparire Jarrar Ayoub, 23 anni di nazionalità marocchina, accusato dell’omicidio stradale della giovane Sara e del ferimento del fidanzato Alessio Vergari. L’imputato sarà giudicato secondo il rito abbreviato condizionato dalla ricostruzione della dinamica del sinistro affidata al geometra Cristiano Ruggeri. Richiesta avanzata dal difensore Leonardo Casciere e accolta dal giudice Maria Proia. «Ci aspettiamo una condanna esemplare per come sono andati i fatti», dichiara alla vigilia della discussione l’avvocato di Vergari, Lucio Cotturone, «per mettere un punto a questa drammatica vicenda di cui il mio assistito si porta ancora dietro gli strascichi sia dal punto di vista fisico che psicologico. Anche se Sara non tornerà più», sottolinea Cotturone, «almeno giustizia sarà fatta. Non ci siamo mai opposti alla perizia richiesta dall’imputato, la quale ha acclarato quello che era molto chiaro sin dall’inizio: ovvero la responsabilità esclusiva del magrebino che si trovava sulla corsia di sorpasso in prossimità della doppia striscia continua, a forte velocità, sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti e con patente sospesa. La perizia», aggiunge il legale di Vergari, «ha anche evidenziato un lieve superamento del limite di velocità da parte di Sara che non avrebbe contribuito all’incidente e quindi alla sua morte. La perizia ha ricalcato fedelmente le conclusioni degli accertamenti fatti sul posto dalle autorità di polizia nell’immediatezza del fatti». Il perito è stato chiamato in causa per valutare la condotta di entrambi gli automobilisti e stabilirne le responsabilità. Sulla vicenda era intervenuto anche l’avvocato Piergiorgio Assumma, presidente dell’Osservatorio nazionale vittime degli omicidi stradali (Onvs), per chiedere che non venissero concesse attenuanti all’automobilista. Nel processo si è costituita parte civile l’Associazione vittime della strada rappresentata dall’avvocato Luisa Cornacchia.
Intanto, la Procura di Campobasso continua a indagare sui 400 messaggi di insulti e minacce sui social rivolti ai giudici e al difensore all’indomani della concessione degli arresti domiciliari al giovane marocchino.
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