Tre sorelle al campo di prigionia del padre

SULMONA. L’emozione all’ingresso del Campo 78 è palpabile e le lacrime solcano i volti appena il cancello col filo spinato si apre sulle piccole capanne a schiera. Tre sorelle australiane sono...
SULMONA. L’emozione all’ingresso del Campo 78 è palpabile e le lacrime solcano i volti appena il cancello col filo spinato si apre sulle piccole capanne a schiera. Tre sorelle australiane sono arrivate a Sulmona nei giorni scorsi per andare a vedere dove il papà era stato rinchiuso durante la Seconda guerra mondiale. William Murray White ha passato diversi mesi nel campo di prigionia a Fonte d’Amore, prima di riconquistare la libertà. Le sue figlie, spinte della primogenita Heather, sono venute in città per vedere di persona dove il loro papà era stato imprigionato. Ha fatto da tramite dall’Italia al Queensland Gabriella Di Mattia, australiana di origine e sulmonese di adozione. «Varcare il cancello accompagnata da persone provenienti da ogni parte del mondo e iniziare il racconto di quegli anni terribili della guerra, lascia ancora attoniti», afferma Di Mattia. «Varcando quella soglia in silenzio, guardando quegli edifici purtroppo pericolanti si percepiscono dolore e sofferenza. Quanto difficile deve essere stato per quegli uomini. Eppure la loro storia continua ad emozionare, a far riflettere. Con gli occhi umidi riusciamo ancora a apprezzare il dono della vita, della libertà». Il Campo, costruito per i prigionieri della Prima guerra mondiale, ospitò quelli di nazionalità austro-ungarica, impiegati in operazioni di rimboschimento, lavori agricoli e artigianali. Durante la Seconda guerra mondiale al Campo fu assegnato il numero 78 e divenne luogo di detenzione degli alleati anglo-americani, catturati nella campagna d’Africa. In quegli anni nella struttura c’erano oltre tremila prigionieri. In seguito, e fino a qualche anno fa, la struttura era utilizzata dall’Esercito come base militare di addestramento. (f.p.)
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