Tre volpi uccise a colpi di fucile a Roio

6 Dicembre 2014

La scoperta è stata fatta dal consigliere comunale Perilli che sollecita più controlli da forestale e polizia provinciale

L’AQUILA. Composti uno accanto all’altro, in quello che sembra un macabro rituale o l’esibizione di un trofeo. Le tre volpi, la mamma e i due cuccioli, sono state rinvenute in un bosco di Roio, in località Costa Grande, dal consigliere comunale e presidente della commissione Ambiente Enrico Perilli. I tre animali sono stati uccisi a colpi di fucile e poi lasciati sul sentiero. «Stavo facendo una passeggiata a cavallo», racconta Perilli, «quando mi sono trovato davanti agli occhi questa scena. Un gesto di volgare vanto e prepotenza, tipico di chi esce in giro col fucile in questi periodi dell’anno. Ennesima strage ai danni di animali indifesi. Un gioco macabro, uno show allestito a regola d’arte, l’esibizionismo di qualche necrofilo. Purtroppo, dallo scorso luglio sono iniziate le attività di abbattimento delle volpi a cura dei selecontrollori, ossia di cacciatori che dovrebbero essere autorizzati dalla Provincia. L’assurda legalità di permettere l’uccisione di queste creature è resa ancor più cruenta usando delle armi, anche in centri abitati, dando origine a scene di violenza davanti agli occhi di tutti e mettendo in pericolo chiunque. Chiediamo maggior controllo da parte degli organi competenti, forestale e polizia provinciale». Si rivolge al prefetto Cristiana Graziani, medico veterinario degli Animalisti italiani onlus, sollecitando la sospensione delle operazioni di abbattimento notturno della fauna selvatica fino a quando non venga garantita l’incolumità pubblica. «Chiediamo un giro di vite agli esami di abilitazione all’esercizio venatorio», dichiara Graziani, «visto che ormai è evidente la necessità che siano espletati in forma più rigorosa e rispettando la legislazione. La Regione Abruzzo ha emanato alla chetichella un documento che autorizza centinaia di cacciatori a compiere ogni sorta di nefandezza sulle volpi nel periodo in cui allevano i piccoli. Questo, con un unico obiettivo dichiarato, cioè perché servirebbe ad eliminare un concorrente che per natura e sopravvivenza preda animali come il fagiano o la lepre, obiettivi primari per lo svago di una nutrita schiera di persone dal grilletto facile. La delibera autorizza i cacciatori abilitati, fino al 31 gennaio, ad adottare dei metodi di uccisione delle volpi di una barbaria inaudita. Inoltre, numerose ricerche hanno dimostrato come il munizionamento da caccia rappresenti una fonte non trascurabile di inquinamento da piombo, in grado di avvelenare gli uccelli selvatici, contaminare il terreno e determinare un rischio sanitario per l’uomo. I cittadini si chiedono se sia certo che vengano utilizzate esclusivamente munizioni prive di piombo».

Romana Scopano

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