Tremano 24 ex amministratori del Cam

20 Settembre 2019

Ritenuti responsabili della voragine nei conti degli ultimi 11 anni: trascinati in tribunale e chiesti risarcimenti per 19 milioni

AVEZZANO. Sono 24 gli ex amministratori del Cam, che si sono succeduti negli anni nella gestione e nelle funzioni di controllo, chiamati a rispondere dai legali del Consorzio dell’acqua per il recupero di una somma che si aggira attorno ai 19 milioni di euro. In vista dell’assemblea dei creditori, fase su cui ci sono gli occhi puntati e prevista per mercoledì 25 settembre, il Cam ha dato il via all’ultimo atto di quella che è stata descritta come “azione di responsabilità”. Sono state notificate quasi tutti gli atti di citazione davanti al tribunale delle imprese nei confronti dei 24 ex amministratori del Cam dal 2008 a oggi. Una fase calda per l’Ente che ha un debito di circa 100 milioni, euro più, euro meno.
CHI SONO. Sono 24 i nomi dei componenti di tutti gli organi amministrativi e di controllo che si sono succeduti negli ultimi anni. Tra questi ci sono sindaci ed ex sindaci della Marsica, come Gianni Di Pangrazio, altri amministratori e diversi tecnici. Tra loro figura l’attuale consigliere regionale Mario Quaglieri, all’epoca sindaco di Trasacco. Si tratta, poi, di Gianfranco Tedeschi, Ettore Scatena, Pasqualino Tarquini, Berardino Franchi, Pasqualino De Cristofano, Danilo Lucangeli, Lorenzo De Cesare, Andrea Ziruolo, Luca Ciarlini, Giuseppe Venturini, Lucia Falcetelli, Paola Attili, Armando Floris, Mariano Santomaggio, Fabio Coglitore, Antonio Lombardi, Antonio Paolo Pagliari, Ferdinando Boccia, Antonino Lusi, Bruno Ranati, Dario De Luca e Mario Mazzetti.
LE ACCUSE. Alle persone citate davanti al tribunale viene richiesto, a vario titolo, di rifondere alla società Cam la somma di complessivi 18 milioni 791mila euro. Le accuse, che arrivano dai legali del Consorzio acquedottistico e che sono tutte da dimostrare, parlano di mala gestio. Secondo il Cam, infatti, l’attività svolta dai tecnici è stata indirizzata a «un’analisi volta a ricostruire una serie di fatti di mala gestio e il loro impatto sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del Cam nelle annualità dal 2008 al 2017». Accanto all’analisi delle singole fattispecie di mala gestio, il Consorzio acquedottistico marsicano ha proceduto a «ricostruire in termini di competenza tutte le rettifiche patrimoniali effettuate in sede di approvazione del bilancio al 31 dicembre 2017». Ciò ha consentito di evidenziare che sarebbe stato necessario «l’azzeramento del capitale e la necessità di rispettare gli obblighi imposti dalla legge o addirittura la messa in liquidazione della società, già dal 2012».
AZIONE DI RESPONSABILITÀ. È stata chiesta a maggio scorso. Il consiglio di sorveglianza, composto da Alessandro Pierleoni, Felicia Mazzocchi e Tonino Mostacci, ha chiesto e ottenuto dall’assemblea dei soci di sostenere l’azione di responsabilità. Hanno descritto il passaggio come «un atto necessario a tutela dei soci, della società e dei creditori perché eventuali risarcimenti saranno a vantaggio del patrimonio sociale del consorzio». Se l’azione di responsabilità per accertare i danni patrimoniali causati alla società non fosse stata avviata dai soci, secondo il consiglio di sorveglianza, avrebbero potuto farlo altri soggetti, come previsto dalla normativa, con ripercussioni negative.
DEBITO DA CAPOGIRO. Il Cam, secondo quanto stabilito dall’attuale governance, ha maturato 100 milioni di debiti che hanno portato a richiedere il concordato preventivo omologato. La situazione che si è venuta a creare nel corso degli anni, dal 2008, sempre stando a quanto sostenuto dall’attuale governance, ha spinto il consiglio di sorveglianza a promuovere questa azione di responsabilità giunta alla fase della citazione agli ex amministratori che dovranno presentarsi alla prima udienza fissata davanti al tribunale delle imprese dell’Aquila il 10 febbraio 2020.
IL FUTURO POSSIBILE. Il Consorzio acquedottistico ha depositato il 15 ottobre 2018 alla sezione fallimentare del tribunale di Avezzano la proposta di concordato preventivo in continuità e il piano concordatario. Il piano presuppone la continuità aziendale per ottimizzare i flussi generati dalla stessa società e massimizzare le risorse a disposizione dei creditori sociali. Mira al raggiungimento del riequilibrio economico-finanziario della società mediante il recupero dei ricavi da abusivismo idrico e dei crediti commerciali, nonché al completamento delle commesse finanziate mediante i Fondi di sviluppo e coesione (Fsc) e gli Accordi di programma quadro (Apq), efficientamento energetico e della gestione. Il Cam esegue la gestione del servizio idrico integrato per 33 comuni e conta circa 120 dipendenti.
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