Trenta milioni per il ponte di Belvedere, è polemica

Unirest presenta il progetto (con abbattimento) per parcheggi, multisala e uffici Il consigliere Romano (Passo Possibile): «Una follia, il Comune deve dire no»
L’AQUILA. Il ponte non va abbattuto; il ponte va abbattuto. Il ponte non è sicuro; il ponte è sicuro. Su Belvedere – 80 metri di cemento – le narrazioni nei 10 anni di post-sisma sono state le più disparate. L’ultima puntata è il project financing voluto dall’assessore alla Ricostruzione pubblica Raffaele Daniele, che ha cancellato l’ipotesi del suo predecessore Guido Quintino Liris di consolidare il ponte con una campata in acciaio. Ma la “fuga” dello studio Romolini, che aveva vinto il progetto di ristrutturazione dopo le risultanze degli esami dell’Università, ha rimesso tutte le carte in gioco. Delle 8 imprese che hanno risposto l’estate scorsa alla “chiamata” del Comune, soltanto una – l’aquilana Unirest – ha presentato una proposta di project, consegnata martedì 3 dicembre, quasi un mese dopo il limite massimo indicato dal Comune e dopo che il consigliere del Passo possibile, Paolo Romano, ha presentato una richiesta di accesso agli atti, in esito alla quale non risultarono proposte. Il progetto di Unirest prevede, tra le varie cose, passaggi pedonali e ciclabili, negozi e un multisala e “pesa” 30 milioni, dei quali la compartecipazione comunale dovrebbe essere, secondo le dichiarazioni dell’assessore Daniele al Tgr, del 20% (6 milioni). Un progetto «irricevibile» secondo Romano, e che «sancisce il fallimento dell’amministrazione, priva di idee serie per restituire un’opera che da 10 anni è chiusa al transito e su cui aveva puntato molto nelle sue campagne elettorali». A far sobbalzare Romano, che ha tenuto una conferenza stampa a Villa Gioia, diversi elementi: «Il costo esorbitante dell’opera; l’eccessivo impatto ambientale sulla zona; i tempi lunghissimi di realizzazione», ha spiegato. Non solo. Nel progetto è previsto l’abbattimento di un palazzo abitato e l’esproprio dell'area. Si tratta dell’edificio al civico 29, quello che dopo il crollo del ponte Morandi in Liguria finì al centro di polemiche e venne descritto come «pericoloso, a rischio, non sicuro» dagli inquilini e dall’ex assessore Liris. Fu proprio quest’ultimo a paventare la necessità di abbattere il palazzo trasferendo altrove i suoi abitanti, rientrati anche abbastanza presto dopo gli interventi post-sisma. «Quel palazzo», fa notare Romano, «è stato ristrutturato con i soldi dello Stato: come giustificheremmo di fronte alla Corte dei Conti un tale sperpero di denaro pubblico?». Al posto dell’edificio, in definitiva, dovrebbero sorgere un parcheggio e attività commerciali, necessari all’impresa proponente per ammortizzare i costi. «Parcheggio che, tra l’altro, dovrebbe sorgere in un punto diverso da quello indicato nell’avviso pubblico, sotto la collina di Belvedere. L’amministrazione abbandoni questa follia», ha concluso Romano.
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