Tribunali, al lavoro per la proroga

I sindaci puntano a ottenere entro primavera il primo slittamento della chiusura
AVEZZANO. L’incontro tra la delegazione abruzzese in difesa dei tribunali a rischio soppressione e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha disegnato uno scenario articolato in tre fasi: nuova proroga alla chiusura, revisione della geografia giudiziaria nazionale e riapertura delle piante organiche. I tempi si annunciano stretti: già a gennaio sarà aperto un tavolo tra parlamentari, sindaci e avvocati per analizzare gli effetti innescati dall’ultima riforma della geografia giudiziaria e gettare le basi per un nuovo testo legislativo di riordino. L’obiettivo è chiaro: arrivare alla salvezza definitiva dei tribunali di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, sui quali pende ancora il rischio di chiusura dal primo gennaio 2024, e rilanciare i presidi attraverso il consolidamento degli organici.
Alcuni primi cittadini fissano la linea di arrivo alla primavera 2023, quando il governo potrebbe già avere tra le mani gli strumenti per scongiurare la chiusura dei tribunali. Ad Avezzano, il sindaco Gianni Di Pangrazio e il presidente dell’ordine forense Franco Colucci commentano con soddisfazione il summit di via Arenula: «La prima azione da intraprendere e da centrare è quella della proroga per almeno altri due anni, fino al 31 dicembre 2025», scandisce Di Pangrazio.
«Ci è stato ribadito che il nuovo Governo si metterà al lavoro per abbozzare le linee guida di una nuova riforma, che tenga in considerazione le esigenze peculiari dei territori e che parta proprio dal “caso guida” dell’Abruzzo», aggiunge Colucci.
Per strappare la proroga biennale, il comitato in difesa dei tribunali ha messo nel mirino il decreto Milleproroghe, approvato ieri dal Consiglio dei ministri. La richiesta di una nuova proroga «dovrà essere necessariamente accompagnata», avverte Di Pangrazio, «da una graduale riapertura delle piante organiche: le lacune e i posti tuttora vacanti continuano a rallentare i lavori, le cause e i processi penali, creando un vulnus ai territori». Al palazzo di giustizia marsicano la situazione relativa al personale è ancora critica: la carenza in organico, nell'ordine del 60 per cento rispetto a quello previsto, ha fermato molti dei processi in corso e compromesso l’intera operatività del presidio.

