Tribunali, confermate le chiusure Marsilio: «Schiaffo all’Abruzzo»

La presidente del Senato stralcia l’emendamento per una proroga fino al 2024. Divampa la polemica Che cosa accadrà: tre possibilità per sperare di salvare ancora Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto
AVEZZANO. Amaro colpo di scena sul destino dei tribunali abruzzesi: la presidente di Palazzo Madama stralcia all’ultimo momento l’emendamento per la proroga che il Senato aveva approvato all’unanimità, trovando anche la copertura finanziaria necessaria. Una doccia gelata per l’Abruzzo che solo poche ore prima aveva esultato per la boccata d’ossigeno concessa agli uffici giudiziari di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, con l’ok alla proroga fino a settembre 2024, in attesa di una nuova riforma della geografia giudiziaria.
TRE STRADE POSSIBILI. Ora le strade da percorrere, tutte in salita e piene di nuovi ostacoli, restano due: sperare nell’approvazione di un altro emendamento, ma solo dopo la pausa estiva (meglio se inserito in un decreto legge sulla proroga), oppure confidare nel progetto di legge presentato in parlamento proprio dalla Regione Abruzzo. La terza via è quella che porta a inserire il provvedimento, a mo’ di disegno di legge, per una commissione deliberante che eviti l’aula. Ieri il presidente Marco Marsilio ha avuto un colloquio telefonico con la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.
CAOS PROCESSI. Ora ci saranno problemi anche nella programmazione delle udienze: i rinvii fissati dopo il 14 settembre 2022 (data della chiusura) dovranno riportare come sede L’Aquila, per i tribunali di Avezzano e Sulmona, e indicare Chieti per Lanciano e Vasto.
LA RABBIA DI MARSILIO. Ufficialmente per Maria Elisabetta Alberti Casellati l’emendamento “censurato” era estraneo al decreto, ma c’è chi pensa che sarebbero state esercitate pressioni sia dal ministero di via Arenula con a capo Marta Cartabia che, addirittura, dal Quirinale. Ne è convinto il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, che parla di «schiaffo all’Abruzzo e alla democrazia». «Come possa definirsi estranea una norma sui tribunali quando il decreto parla di semplificazione della giustizia è un mistero», tuona il governatore, «non è stata una questione di tecnicismi, dietro l’inammissibilità decretata dalla presidente del Senato c’è stata una evidente volontà politica del governo. La ministra Cartabia, che aveva già espresso parere contrario, ha messo in campo tutta la sua forza e le sue relazioni per sbarrare la strada a questo emendamento. Fonti parlamentari parlano di un interessamento diretto del Quirinale. È stata una brutta pagina nella storia della democrazia parlamentare», rincara Marsilio, «un emendamento due volte approvato all’unanimità, in due diverse commissioni, è stato gettato nel cestino da un governo incapace di convincere i parlamentari che fanno parte della sua maggioranza. Un metodo autocratico e pericoloso».
L’EMENDAMENTO. L’emendamento “trasversale” per far slittare di due anni la chiusura dei tribunali era stato presentato da 10 senatori appartenenti a vari schieramenti politici. Dopo l’ammissibilità della commissione Affari costituzionali, la discussione in commissione giustizia era stata rimandata in attesa di acquisire una relazione puramente tecnica. Nel frattempo in Abruzzo era arrivata anche la vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, per raccogliere le istanze dei territori. Successivamente, la proroga era stata promossa anche della seconda commissione. I primi segnali del “no”, l’altro giorno, durante la riunione dei capigruppo in Senato con Casellati che aveva rappresentato una chiara richiesta di stralcio, poi respinta dai gruppi. Problemi erano sorti anche in commissione bilancio dove, però, gli addetti ai lavori erano riusciti a trovate le coperture necessarie: 720mila euro. Una somma davvero irrisoria per il governo centrale, paragonabili a 7 euro per un Comune. «A quel punto», conclude Marsilio, «non è rimasto altro che assegnare alla presidente del Senato l’ingrato compito di dare esecuzione al diktat, dopo che per tutta la giornata negli ambienti istituzionali era circolata la voce che il Quirinale avrebbe rinviato alle Camere il decreto se non fosse stato ripulito nei provvedimenti ritenuti estranei, compreso quello dei tribunali. La ministra mi ha detto chiaramente che non intendeva assecondare questa spinta alla proroga nel timore che potesse fungere da esempio per tutti gli altri tribunali soppressi».
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