Tribunali da salvare, gli avvocati pronti a proseguire la protesta

24 Gennaio 2022

Prevista una manifestazione a Roma subito dopo l’elezione del presidente della Repubblica Gli Ordini forensi e i parlamentari abruzzesi: se non ci sarà una nuova proroga si andrà verso il caos

SULMONA. La lotta contro la chiusura dei tribunali abruzzesi di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, da parte degli avvocati, che stanno portando a termine la prima fase dello sciopero, continuerà, se non ci saranno aperture, dopo l’elezione del presidente della Repubblica con una manifestazione davanti al ministero della Giustizia a Roma. Le parole pronunciate dal presidente della Corte d’Appello, Fabrizia Francabandera, sabato all’Aquila nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, non sono piaciute agli avvocati che continuano a sostenere l’impossibilità di accorpamento. I tribunali di Avezzano e Sulmona dovrebbero essere accorpati con quello dell’Aquila mentre quelli di Vasto e Lanciano dovrebbero finire all’interno del tribunale del capoluogo teatino. Francabandera ha affermato che «l’accorpamento dei quattro tribunali abruzzesi, disposto molto tempo addietro, ma sempre prorogato e tuttora oggetto di contestazioni, è ormai prossimo a divenire realtà». Inoltre, a margine della manifestazione, non si è detta contraria all’accorpamento perché l'operazione porterebbe alla creazione di quattro grandi tribunali «dove saranno possibili delle specializzazioni». Di parere contrario l'avvocato Silvana Vassalli, del Foro di Lanciano, che ha evidenziato come «una grossa fetta di territorio, come il sud dell’Abruzzo, rimarrebbe senza presidi di legalità». Gli Ordini forensi hanno inoltre sottolineato l’impossibilità di un accorpamento vista la mancanza di strutture idonee che possano accogliere gli altri tribunali. La struttura dell’Aquila, sempre secondo gli avvocati, non può accogliere la mole di procedimenti, di materiale, di archivi del tribunale di Avezzano. Oltretutto sempre all’Aquila dovrebbe confluire anche Sulmona. Su questo punto Francabandera ha affermato che «il 14 settembre è domani, ma ad oggi non sappiamo ancora se e come il Ministero si attrezzerà per consentire comunque, almeno in una prima fase, che si auspica non breve, il regolare svolgimento dell’attività giudiziaria nelle sedi soppresse sulla base di nuove opzioni organizzative degli uffici accorpanti, con il sostegno della Corte, in piena collaborazione con i magistrati e gli avvocati che in quelle sedi operano». Di fatto si continua a parlare di accorpamento, ma nessuno sa e nessuno spiega come concretamente potrebbe avvenire se non si vuole paralizzare il sistema giudiziario abruzzese. Si attende ora l’incontro con il ministro della Giustizia Marta Cartabia, chiesto già più volte dal presidente della Regione Marco Marsilio e da 14 parlamentari abruzzesi. A sollecitare il ministro è stato anche il senatore Nazario Pagano in un incontro avuto nell’aula del Senato. «Ho avuto modo di sottoporle la questione della chiusura dei tribunali», ha affermato Pagano, «e i problemi che questa comporterebbe all’iter di numerosi processi e, in generale, all’efficacia dell’amministrazione della giustizia in Abruzzo. Ho invitato il ministro a tenere in considerazione una nuova proroga, sottolineando che questi nostri tribunali non sono mai stati chiusi, a differenza di ciò che è accaduto in altre regioni italiane, e che si tratterebbe solo di mantenerli in funzione anche nell’attesa della riorganizzazione generale degli Uffici giudiziari che lo stesso ministro sta promuovendo».
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