Troppe case sul mercato «Rischio speculazione»

Adriani: «Molte imprese comprano abitazioni a prezzi stracciati da chi va via» Il calo della popolazione e dei nuovi iscritti all’Ateneo alla base della crisi
L’AQUILA. Il calo demografico, la fine di una serie di attività commerciali e l’addio di molte famiglie aquilane che hanno abbandonato la città dopo il sisma lasciano il segno su tanti aspetti. E il mercato immobiliare è forse il primo a essere modificato soprattutto in centro dove i vecchi residenti non ci sono più e mancano acquirenti.
I rischi sono quelli della speculazione e la possibilità che ampie zone del capoluogo di regione vadano in mano a grossi gruppi esterni alla città che spendendo poco avranno molto.
L’ipotesi di svendita è verosimile secondo imprenditori e immobiliaristi e la ragione è semplice: ci sono troppe case e il mercato è crollato in una realtà depressa.
Prima di tutto alcuni dati. Nell’ultimo anno tutta la provincia dell’Aquila ha perso oltre mille abitanti, inoltre la popolazione universitaria cala e si tratta di un elemento non secondario in una città che prima del sisma basava la sua economia anche sugli affitti riscossi per case tuttora danneggiate. Inoltre, si stima che circa tre anni fa sono stati 2mila gli studenti di medie e superiori che hanno lasciato le scuole aquilane per altri lidi.
«Il grosso calo delle nuove iscrizioni all’Ateneo aquilano», dice l’immobiliarista Sergio Adriani, «ci porta alla desertificazione a vantaggio di Chieti a Pescara dove si sta realizzando il fenomeno opposto con richieste di case in affitto e aumento della popolazione. Si tratta di un aspetto che dovrebbe sollecitare iniziative immediate da parte delle istituzioni ma non mi pare che sia così».
«Di certo», prosegue, «molte imprese che sono arrivate nel capoluogo di regione hanno comprato abitazioni da ristrutturare a prezzi stracciati da coloro che hanno deciso di andarsene. È chiaro che in tal modo cambierà quanto prima tutta la fisionomia della città e non solo in centro. Quanto alla grande finanza sono certo che arriverà, ma al momento mi sembra più operativa in zone meno depresse rispetto alla nostra dove comunque arriverà. Di certo non c’è da stare allegri».
Un esempio emblematico di come le cose stiano cambiando è il seguente: fianco della basilica di San Bernardino la società Cogepa ha demolito e ricostruito in cemento armato due palazzetti separati da un cortile. Fuori c’è scritto “Affittasi studi professionali”. I vecchi residenti non ci sono più: ora la Cogepa, ha affittato alcune stanze a una banca ed altre per una palestra.
La Edilfulvi vende un palazzetto con garage di 200 metri quadrati (10 posti auto), un’abitazione da 80 metri e un solarium da 120 in zona rossa. La struttura era un circolo Acli con annesso campo da bocce: è stata demolita e ampliata e ora ha un notevole valore commerciale.
Il costruttore Alfredo Fulvi così commenta quello che sta avvenendo all’Aquila. «Ci sono zone dell’Aquila che hanno ripreso un po’ di vita e ci sono un sacco di case in vendita. Molti all’Aquila avevano investito sulle case: diverse famiglie avevano la seconda casa, chi la terza, etc... Parecchi si sono spostati su Roma o Pescara e hanno messo in vendita la casa in città». Il costruttore Francesco Laurini ribadisce una sua idea espressa più volte: «Ci sono troppe case in vendita, l’errore più importante è stato il fatto che la ristrutturazione ha riguardato in maniera indiscriminata ogni immobile. Tutti hanno avuto il contributo indipendentemente dal grado di vetustà».
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