Troppi Tso in provincia, allarme di Liris

2 Novembre 2018

Il vicesindaco: «Sono 16 trattamenti sanitari obbligatori ogni 100mila abitanti, subito interventi»

L’AQUILA. In provincia dell’Aquila è allarme per i trattamenti sanitari obbligatori, il cui numero ha superato il doppio della media nazionale che è di 16 per ogni 100mila abitanti: nel 2017 nel territorio provinciale, che registra la presenza di circa 300mila persone, sono stati 100 i ricoveri coatti, mentre nei primi sei mesi la tendenza è in aumento con 62 Tso. Tra le cause di questo non invidiabile record nazionale ci sono le conseguenze del post terremoto dell’Aquila.
A lanciare la preoccupazione e a invitare le istituzioni, in testa l’Asl provinciale a intervenire «con un’azione coordinata e congiunta» è il vicesindaco Guido Quintino Liris, che di professione fa il medico.
Liris ha inviato una lettera al direttore generale Asl, Rinaldo Tordera, e al capo del Dipartimento della salute mentale Alessandro Rossi con cui chiede l’attivazione di un tavolo «per intervenire con urgenza dopo l’approfondimento del forte disagio che si è manifestato con chiarezza dai dati dei ricoveri, un disagio che è complesso da interpretare e che coinvolge più strutture della Asl in particolare il reparto di Psichiatria dell’ospedale dell’Aquila».
«Raggiungere la quota del doppio della media nazionale di Tso», dice Liris, «fa emergere un disagio, forte, che va associato, a dieci anni dal terremoto, anche ai postumi del tragico sisma, sul quale si deve intervenire con assoluta tempestività. Gli altri segni di disagio sociale inerenti alla ludopatia, all’abuso di alcolici e all’assunzione di sostanze stupefacenti hanno raggiunto livelli preoccupanti».
Liris indica la strada in attesa del tavolo istituzionale: «l’allarme sui Tso incrocia l’emergenza legata alla carenza di personale dell’Azienda sanitaria denunciata anche dal sindaco dell'Aquila e da tutte le sigle sindacali», spiega ancora, «la Regione deve subito autorizzare le procedure per l'assunzione di personale, non ci sono più le condizioni per tenere aperti servizi essenziali. In questo caso parliamo di un ambito in cui tutto poggia sull’intervento umano, quindi, il turn over incide maggiormente sulla qualità e sulla quantità delle prestazioni». C'è, inoltre, da sottolineare che i casi trattati sono spesso "difficili" a livello sociale e sanitario, un esempio su tutti la Rems a Barete, dove sono ricoverati detenuti con serie problematiche psichiatriche».
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