Trovate le spoglie del frate che mediò con Fortebraccio

18 Agosto 2020

L’AQUILA. Il Beato Antonio da Fano – che ebbe un ruolo nella guerra degli aquilani contro Braccio Fortebraccio da Montone – morì a circa 45-50 anni, intorno al 1435. Una età che per l’epoca era...

L’AQUILA. Il Beato Antonio da Fano – che ebbe un ruolo nella guerra degli aquilani contro Braccio Fortebraccio da Montone – morì a circa 45-50 anni, intorno al 1435. Una età che per l’epoca era abbastanza elevata. È questa una delle “scoperte” fatta dopo gli esami effettuati sul “paziente speciale” all’ospedale di Fabriano (Ancona). Antonio da Fano, francescano, è morto nel XV secolo ed è Beato per la pietà popolare, ma non è stato ancora riconosciuto tale dalla Chiesa. Il corpo, scheletrizzato, con bacino e arti inferiori mummificati, è stato studiato (prima con radiografie e poi con la Tac) dai medici dell’ospedale di Fabriano coadiuvati dal dottor Luca Ventura, dell’Istituto di Anatomia patologica dell’ospedale dell’Aquila. Una volta effettuato l’esame l’urna è stata riportata a Valleremita, nell’eremo francescano di Val di Sasso. Il corpo di Antonio da Fano era stato rinvenuto nel settembre 2019 all’interno di un muro della chiesa di Santa Maria Nuova di Fano e successivamente traslato e custodito nell'Eremo di Val di Sasso in Valleremita a Fabriano. I pochi dati storici sul religioso, deceduto nel 1435, ci tramandano il suo ruolo di confessore di Alfonso d’Aragona, che diverrà poi Re di Napoli (dal 1442 al 1458). Quasi certamente svolse anche attività di mediazione con Braccio da Montone in occasione della guerra dell’Aquila (1423-24) e appare possibile persino un suo viaggio all’Aquila in quel particolare periodo storico. Il corpo, verosimilmente mummificatosi per cause naturali, è stato sottoposto a radiografia digitale e tomografia computerizzata dall’equipe di Radiologia dell’ospedale di Fabriano, diretta dal dottor Francesco Tei. Un particolare: all’interno del cranio, in luogo dei classici residui encefalici, sono stati rinvenuti frammenti di tessili e ossicini riferibili a roditori. Segno che un topolino chissà quanto tempo fa deve aver “costruito” lì il proprio nido. Dalle analisi è venuto fuori che la sua statura era di circa 1,70 metri, in buone condizioni di nutrizione, chiaramente rivelate dalle evidenti pieghe cutanee del tronco e degli arti inferiori. L’alimentazione ricca e variata è stata confermata da alcune carie dentali. Assenti significativi “marcatori” di stress fisico, se si eccettua qualche lesione da carico della spalla e della colonna vertebrale sul lato destro. E questo significa che non sopportò nessuno sforzo fisico particolare, se si eccettua una moderata attività di carico della spalla, probabilmente dovuta al trasporto di una bisaccia. Al termine delle operazioni il corpo è stato ricollocato nell’eremo, ma verrà riportato a Fano, dove la popolazione ha mostrato grande attaccamento all’antico concittadino ritrovato. «Appare addirittura superfluo sottolineare l’importanza di interventi del genere», sottolinea il dottor Luca Ventura, «e la ricaduta mediatica e turistica che le indagini scientifiche sui resti umani hanno nella città che li ospita. Il mio pensiero va, ad esempio, alle ormai dimenticate mummie del Castello Cinquecentesco, da anni esuli al Museo universitario di Chieti».(g.p.)