Trovati reperti archeologici nel cantiere del fotovoltaico

10 Settembre 2021

Tagliacozzo, tracce di insediamento d’epoca romana dove nascerà la mega-centrale Interviene la Soprintendenza. Il sindaco Giovagnorio: «Siamo pronti a collaborare» 

TAGLIACOZZO. Resti di un insediamento romano sono affiorati durante gli scavi preventivi, disposti dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio d’Abruzzo, a Camerata di Tagliacozzo, nell’area interessata alla costruzione di un mega-impianto fotovoltaico. Finora sono venuti alla luce frammenti di anfore, ceramiche, mattoni. Ma si è ancora all’inizio. Il progetto, presentato nell’estate 2020 dalla società “Energia Seconda”, prevede un impianto della potenza di 2,81 mega watt peak, con 6.400 moduli fotovoltaici da 440 watt da installare su strutture metalliche infisse a terra. La superficie occupata si aggira sui quattro ettari. Completato l’iter, il 15 marzo scorso la Regione ha concesso l’autorizzazione a realizzare l’impianto. Dunque si attendeva da un momento all’altro che iniziassero i lavori. Ma l’affiorare di reperti archeologici potrebbe comportare una battuta d’arresto alla realizzazione della struttura. Come si comporteranno i soggetti interessati? Un Comune o una società che, dagli scavi preventivi, previsti per legge, scoprissero che l’area destinata alla realizzazione di un’opera pubblica è di interesse archeologico, possono comportarsi in due modi: ingaggiare un braccio di ferro con la Soprintendenza, pur sapendo di perdere la sfida, o decidere di collaborare. Come ha fatto il Comune di Celano quando nel 2011 gli scavi condotti preventivamente nell’area interessata alla costruzione di un grande impianto fotovoltaico hanno riportato alla luce la più grande necropoli di epoca romana mai trovata in Abruzzo. L’amministrazione, anziché alzare le barricate ha stipulato con la Soprintendenza un accordo quinquennale, in base al quale una parte dei proventi derivanti dall’impianto sarebbe stata utilizzata per la tutela e la valorizzazione dei beni archeologici, ricadenti nel territorio di Celano. E come ha fatto anche nei primi anni del 2000 il centro commerciale “I Marsi” di Avezzano, quando gli scavi preventivi portarono alla luce resti di una grande villa di epoca romana, appartenente al territorio di Alba Fucens. Villa che, dopo lo scavo, è stata oggetto di valorizzazione che ne ha consentito la fruizione. Il sito, adiacente al centro commerciale, infatti, dal 2008, è meta continua di turisti. Il sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio, si è detto «pronto a collaborare con la Soprintendenza qualora gli scavi riportassero alla luce qualche insediamento romano», così come è avvenuto ad Avezzano. Il che non è da escludere, dato che Camerata di Tagliacozzo faceva parte anch’essa del territorio di Alba Fucens. «Per una città che vive di turismo, ma che non dispone di siti archeologici», commenta Giovagnorio, «sarebbe una manna dal cielo».
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