Trovato tre mesi fa senza vita: mistero sull’identità dell’anziano

La salma è ancora all’obitorio dell’ospedale di Chieti dove era stata trasferita per l’autopsia Nessuno ne ha denunciato la scomparsa. Il corpo trovato in una grotta, avvolto in un sacco a pelo
ANVERSA DEGLI ABRUZZI. A distanza di tre mesi l’uomo trovato morto alla periferia di Castrovalva non ha ancora un nome. Tre mesi trascorsi da quando, in una grotta a pochi metri dalla strada che conduce alla frazione del comune di Anversa degli Abruzzi, è stato rinvenuto il cadavere di un anziano in avanzato stato di decomposizione. Da novanta giorni quel corpo senza vita, sul quale sono stati esclusi segni di violenza, si trova “parcheggiato” all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti. Senza un’identità e senza una degna sepoltura. Nessun parente si è fatto avanti e nessun conoscente o datore di lavoro ne ha denunciato la scomparsa.
Dopo tre mesi le piste investigative seguite dai carabinieri della stazione di Anversa degli Abruzzi, coordinati dal comando provinciale dell’Arma e dal sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona, Edoardo Mariotti, non hanno dato gli esiti sperati.
I militari hanno scavato prima tra i lavoratori, di età superiore ai 60 anni, a servizio delle aziende zootecniche della zona, acquisendo documentazioni e registri sulle attività svolte e sul personale impiegato. Poi hanno allargato le ricerche alle denunce di scomparsa presentate su tutto il territorio regionale e anche fuori dai confini dell’Abruzzo. E infine i riscontri delle celle telefoniche che non avrebbero fatto emergere dati rilevanti. Anche perché, con il casello di Cocullo a due passi, possibile via di fuga, le indagini si sono rivelate piuttosto complicate. L'ipotesi sulla quale stanno lavorando gli inquirenti è quella di occultamento di cadavere. Il corpo, infatti, quando è stato trovato da due escursionisti, era avvolto in un sacco a pelo, rigorosamente chiuso, e senza vestiti. Dalla prima ricognizione fatta dal medico legale subito dopo il ritrovamento, era emerso che la morte risaliva almeno a una decina di giorni prima.
Cosa, questa, poi confermata dall’anatomopatologo Pietro Falco, che aveva eseguito, a distanza di qualche giorno, l’autopsia. Il medico, dopo aver ultimato gli esami sui prelievi di routine, dovrebbe depositare in questi giorni la relazione finale in modo da consentire al sostituto procuratore Mariotti di tirare le somme delle indagini. Verifiche peraltro continuano a svolgersi sul furgone con il quale, presumibilmente, ignoti avrebbero trasportato la salma fino al posto del ritrovamento. Al vaglio degli investigatori anche i filmati del traffico registrati, nell’arco temporale indicato dall’anatomopatologo, dalle telecamere dei caselli di Cocullo, Pescina e Pratola Peligna.
Cosa certa è che la vittima non aveva precedenti penali poiché dalle impronte digitali non è venuto fuori nulla. Un giallo, quello di Castrovalva, che rischia di trasformarsi, senza una svolta nelle indagini, in un caso irrisolto.
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