Truffa ad azienda petrolifera, a giudizio

Nei guai un imprenditore. L’accusa: ha pagato 194mila euro con un assegno dichiarato smarrito
AVEZZANO. E’ stato raggirato con l’escamotage dell’assegno prima ceduto in cambio della merce e poi dichiarato smarrito. E’ accaduto a un’azienda di petroli che si è trovata a vendere oltre 100mila litri di gasolio acquistato con un assegno di 194mila euro. Una compravendita che poi, secondo l'accusa, si è rivelata solo un tentativo di furto andato sì in porto, ma non senza conseguenze. Infatti dopo la denuncia del petroliere marsicano truffato, sono scattate le indagini e un imprenditore romano è finito sotto processo. La truffa sarebbe avvenuta alcuni mesi fa quando il romano si è presentato nell'azienda marsicana intenzionato a comprare il gasolio. La compravendita è avvenuta regolarmente, ma subito dopo l’acquisto del gasolio il compratore avrebbe, secondo l’accusa, denunciato lo smarrimento dell’assegno per impedirne l’incasso. E’ stato però denunciato e rinviato a giudizio. Si tratta di un imprenditore di Roma, Fabio Russo, finito per la prima udienza davanti al giudice del tribunale di Avezzano Daria Lombardi. La scoperta del raggiro è avvenuta quando il venditore del gasolio è andato a incassare l’assegno in banca. Si è sentito rispondere dal cassiere che quel titolo di credito era stato bloccato dalla banca perché risultava smarrito. Dopo la denuncia, il romano è stato accusato di truffa e calunnia. La falsa denuncia dello smarrimento di assegni, poi consegnati ad un terzo soggetto inconsapevole per estinguere un debito preesistente, qualora il reato fosse dimostrata comporta gravissime conseguenze sotto il profilo penale La falsa denuncia di smarrimento di un assegno bancario ceduto come pagamento a un terzo soggetto comporta in automatico l’accusa di furto o di ricettazione nei confronti di chi prende l'assegno. Questo perché l’identità di tale persona è individuabile grazie alle annotazioni apposte sull'assegno e la ricostruzione dei vari passaggi è molto semplice.
L'imprenditore sotto accusa è assistito dall’avvocato Antonio Milo, mentre la parte civile dal legale Guido Ponziani.
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