Truffe nell'Aquilano, condannata a 4 anni la regina dei travestimenti

25 Settembre 2014

Contestati due episodi ai danni di anziani a Tornimparte e Rocca di Mezzo Si è spacciata prima come impiegata delle Poste e poi come dipendente Inps

L’AQUILA. Una condanna molto pesante in tribunale per Nadia Saturnini, la «regina dei travestimenti», accusata di avere truffato a domicilio alcuni anziani. In un processo celebrato in tribunale, infatti, la Saturnini è stata condannata a quattro anni e mezzo di reclusione. Una pena ben maggiore di quella che il pm onorario, Rita Di Gennaro, aveva chiesto per lei, ovvero un anno e mezzo di carcere. Le accuse principali mosse all’imputata riguardavano due raggiri. Il primo episodio si riferisce a una truffa commessa nell’abitazione di una coppia di anziani a Rocca di Mezzo. La donna, spacciandosi come impiegata postale, era riuscita a entrare nella casa degli anziani con una scusa e, insieme a un complice, dopo aver distratto gli anziani, era comunque riuscita a rubare mille euro.

In un altro raggiro, commesso a Tornimparte, la donna, insieme al suo complice (finora mai identificato) si era spacciata come dipendente dell’Inps.

Era riuscita a introdursi, in quell’occasione, con la scusa di chiedere dei chiarimenti su tematiche di natura contributiva nell’interesse dei derubati. In questo caso le andò bene visto che la donna portò via contanti e buoni postali per oltre seimila euro. Alla fine i carabinieri riuscirono a incastrarla e venne anche arrestata per quei fatti risalenti a due anni fa. La Procura ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio e ieri l’imputata è comparsa davanti al giudice unico del tribunale Giuseppe Nicola Grieco.

ddd

L’avvocato che ha difeso la donna, Giuliano Lazzari, ha posto l’attenzione soprattutto sul fatto che le testimonianze delle persone derubate erano a suo dire confuse e generiche e ha parlato di «insuperabili carenze probatorie». Gli esiti delle pratiche di identificazione della donna non sarebbero stati convincenti.

Ma questo anche perché la donna era solita cambiare abbigliamento, colore dei capelli e trucco a fronte di «vittime» dei raggiri molto anziane e non adatte a fare descrizioni più o meno esatte. L’unico aspetto sempre rilevato dai testimoni è che la donna si presentava sempre vestita in modo elegante.

Alla fine il giudice, anche per via dei precedenti della donna (presente in aula) non ha avuto dubbi e ha usato la mano pesante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA