Tsa, sessant’anni di applausi Ma è l’ora di riavere il teatro

Al Ridotto cerimonia-omaggio all’ente abruzzese, così riemerge un tasto dolente Si aspetta la riapertura dello storico palco del Comunale, inagibile da quasi 15 anni
L’AQUILA. «Ce lo ridaranno questo teatro...». Dal palco del Ridotto, lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco interrompe la sua lettura semiseria sull’ipotesi piuttosto controversa che vedrebbe il messinese Michelangelo Florio dietro al nome di William Shakespeare, per strappare un applauso su un vecchio tasto dolente: la riapertura del Comunale.
LA STRUTTURA PRINCIPALE
Dichiarato inagibile dopo il sisma del 2009, il Teatro comunale dell’Aquila è stato interessato da alcuni interventi edilizi, una prima messa in sicurezza e successivamente un progetto di recupero e adeguamento funzionale. Ma la città ormai ne attende la riapertura da 15 anni. E la festa per i 60 anni del Teatro stabile d’Abruzzo ha costituito in qualche modo un’occasione di confronto anche su questa problematica. Gli interventi di recupero, cominciati circa 10 anni fa, fanno i conti oggi con le competenze. «Con un accordo del 2011, molti beni, seppure di proprietà comunale, passavano alla stazione appaltante del Provveditorato alle Opere pubbliche o del Segretariato regionale», ricorda il sindaco Pierluigi Biondi a margine della cerimonia. «Abbiamo un’interlocuzione in corso proprio con il Segretariato che attualmente gestisce la ricostruzione del teatro. Uno dei problemi principali riguarda le norme tecniche delle costruzioni che nel tempo sono cambiate e, dunque, il progetto va riconsiderato dal punto di vista strutturale. L’attuale Rup ha dato incarico per la revisione e poi si procederà alla sua verifica. Stiamo preparando una scheda per i 5 milioni mancanti che chiederemo di imputare o sul bilancio del Ministero della Cultura o sul Cipess (da finanziare secondo i dettami della delibera 48/2016). Una volta fatto tutto questo, con la collaborazione dell’Usra, ci renderemo noi disponibili a essere direttamente stazione appaltante, riassumendo il Teatro sotto la nostra responsabilità».
LA STORIA E IL PRESENTE
Ma la serata si propone soprattutto come momento di dialogo tra il pubblico e l’ente. Uno spaccato tra passato e presente. «Sono trascorsi 60 anni dalla nascita», prosegue il primo cittadino. «Oggi possiamo parlare di rinascita. Del resto, quei gloriosi natali non potevamo non celebrarli con una conversione del percorso di rilancio dell’istituzione di cui abbiamo concorso alla fondazione e per cui, oggi, contribuiamo alla crescita. Dalla storia di Peppino Giampaola, Luciano Fabiani ed Errico Centofanti, all’attualità di Simone Cristicchi, Giorgio Pasotti, la presidenza di Buttafuoco: la testimonianza di quanto crediamo nella cultura come elemento costitutivo e identitario della nostra comunità. Dal 2017 abbiamo investito 25 milioni di euro proprio su questo segmento e ritentiamo con la candidatura a capitale italiana della cultura per il 2026, perché ci sembrano maturi i tempi per cristallizzare una missione, il futuro».
PROGETTI SUL TERRITORIO
Da “L'arte non si ferma” – in sostegno delle compagnie locali – ai progetti più recenti, la direzione del Tsa ha cercato un dialogo con il territorio. «La nostra sfida più grande è rivolta ai giovani», ha detto il direttore Pasotti, «avvicinare il teatro ai giovani». A chiudere la serata, moderata da Roberta Gargano, un “divertissement” shakespeariano nato da un’idea di Viola Graziosi e Graziano Piazza tratto da “Sogno di una notte di mezza estate”.

