Tunnel, lavori a rilento: «Danni economici gravi»

Di Benedetto (ex presidente Gsa): tutto fermo da quattro anni, ritardi inspiegabili Il consigliere: la modifica del progetto farà scattare ricorsi e richieste d’indennizzi
L’AQUILA. «Ritardo inspiegabile». Con queste due parole Americo Di Benedetto, consigliere comunale e regionale, riaccende dubbi e domande sulla realizzazione dello smart tunnel per i sottoservizi in centro. Le argomentazioni addotte, per spiegare l’allungamento dei tempi dell’opera post-sisma, da Alessandro Piccinini, presidente di Gran Sasso Acqua, società pubblica che gestisce il mega appalto da 80 milioni, non lo convincono affatto. Non basta, secondo Di Benedetto, che ha guidato l’azienda acquedottistica per 11 anni, impostando il progetto e avviando il primo stralcio dell’intervento, richiamare le difficoltà logistiche sopravvenute con l’avanzare della ricostruzione privata.
RESTANO DUBBI
«Non può essere questo il problema», fa notare il consigliere, «ci siamo assunti noi la responsabilità di realizzare le opere nelle aree più critiche: corso Umberto, corso Federico II, corso Vittorio Emanuele, via Garibaldi, piazza San Bernardino e piazza Duomo: non capisco quali possano essere le difficoltà in viale della Croce Rossa o in via XX Settembre». In queste aree la presenza di abitazioni e attività non sarebbe così concentrata da giustificare i forti rallentamenti dei lavori.
TEMPI BIBLICI
«Per il primo stralcio, che abbiamo completato all’80 per cento, ci sono voluti due anni e mezzo dall’ottenimento dei fondi per progettazione e per accordi con Comune e Soprintendenza, gara e avvio dei lavori: dalla firma del contratto, in pratica, sono passati quattro mesi per l’apertura del cantiere», ricorda Di Benedetto, «per il secondo stralcio, che ho lasciato con i contratti aggiudicati, sono trascorsi quattro anni ed è stato realizzato nulla o quasi». La tempistica dell’opera, insomma, è del tutto sfasata e dunque si tratta di approfondire le cause della pesante battuta d’arresto. «Possibile che in quattro anni non sia stato possibile avviare neppure uno dei lotti del secondo stralcio?», chiede il consigliere, «ci si accorge dei problemi solo ora?». A questa e altre domande dovrà rispondere la dirigenza di Gran Sasso Acqua nella seduta della commissione di controllo del Comune convocata per lunedì alle 10. «Ci sarà stata, in tutto questo periodo, una fitta corrispondenza tra il Comune e la società indicata come soggetto attuatore dell’opera», sottolinea Di Benedetto, «ma finora il ragionamento non è lineare, non si capisce davvero quali siano i problemi e per questo è necessario fare chiarezza».
POSSIBILI DANNI
Il consigliere tiene a precisare che le sue contestazioni non sono alimentate da spirito di contrapposizione. «Mi preoccupo per il bene della Gran Sasso Acqua», spiega, «e per la tutela di un’opera che appartiene al patrimonio del Comune e dunque della collettività». Secondo lui è impensabile la rimodulazione del progetto, prospettata da Piccinini tra le possibili soluzioni sottoposte all’amministrazione, per sbloccare la seconda parte dell’intervento e recuperare almeno in parte il tempo perso. L’ipotesi, con affidamenti già fatti e importi stabiliti, di sostituire la mega-condotta con cosiddette polifere, in sostanza tubature di dimensioni ridotte, per Di Benedetto è un azzardo. «Alle società aggiudicatarie verrebbero riconosciute le stesse somme anche se i costi fossero inferiori?», chiede ancora il consigliere a detta del quale, se così fosse, la Gran Sasso Acqua si esporrebbe al rischio di contestazione del danno erariale derivante dall’uso ingiustificato di risorse pubbliche. La modifica del progetto messo a gara, inoltre, potrebbe innescare ricorsi da parte di aziende escluse dall’appalto o che non hanno partecipato. Senza contare il pericolo concreto di richieste di indennizzi da parte delle ditte affidatarie per il ritardo già accumulato che affosserebbero la società. (g.d.m.)
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