Tunnel, lavori lenti e costi in più: «Danni fino a 30 milioni di euro»

Giannone, direttore amministrativo Gsa: «Peso insostenibile, l’azienda fattura tra i 15 e i 16 milioni» Da due ditte appaltatrici annunciate richieste di risarcimenti per sette milioni se i cantieri non aprono
L’AQUILA . Ci sono in ballo cifre importanti nella rimodulazione del progetto dello smart tunnel. E non si tratta solo degli 80 milioni di euro, di cui la metà già spesi, dell’investimento per realizzare la mega condotta dei sottoservizi in centro storico. Sul progetto, la cui attuazione procede a rilento tra lungaggini burocratiche e problemi tecnici, pesa l’ombra di cospicui indennizzi che andrebbero versati alle imprese appaltatrici se le questioni aperte non fossero risolte in tempi più che rapidi. Per questo, come emerso nel corso della seduta della commissione di controllo del Comune, che ha esaminato lo stato dell’arte e le prospettive del maxi-appalto gestito dalla Gran Sasso acqua spa, torna determinante il ruolo del consiglio quale massima espressione della volontà pubblica da cui è scaturita, a suo tempo, l’idea di un’infrastruttura avveniristica per convogliare le reti idrica, elettrica e telefonica, escluso il gas.
le richieste delle imprese
È emerso, dunque, che ammontano a circa sette milioni di euro le cosiddette riserve, in sostanza risarcimenti, che due delle ditte incaricate di realizzare altrettanti lotti dell’opera fermi al palo o quasi hanno annunciato alla società pubblica appaltante. Non si tratta di atti formali, ma questo avviso rappresenta comunque un segnale che non può essere preso alla leggera. «Di formalizzato non c’è ancora nulla», osserva Alessandro Piccinini, presidente della Gran Sasso Acqua che ha partecipato alla riunione insieme al direttore dell’azienda Armando Balducci. «La nota delle due imprese si limita ad annunciare riserve se la situazione non si dovesse sbloccare». Le contestazioni mosse, tra l’altro, avrebbero natura diversa e saranno comunque bilanciate dalle controdeduzioni da parte della società titolare dell’appalto.
INDENNIZZI E COSTI IMPREVISTI
Milioni entreranno in gioco, però, anche nell’ipotesi in cui la parte restante progetto fosse ridimensionata, sostituendo la mega condotta prevista con polifere, tubature di dimensioni ridotte e più agili. Le minori spese sugli importi dei contratti sottoscritti con le imprese appaltatrici comporterebbero indennizzi stimati da Balducci in circa 2,5 milioni di euro. Di sicuro c’è che Gran Sasso Acqua dovrà farsi carico dei costi di conversione da provvisori a definitivi degli allacci del gas che viaggiano fuori dal tunnel intelligente. «Per il primo stralcio dell’opera, a fronte di uno stanziamento disponibile di 400mila euro per queste opere, abbiamo speso due milioni e mezzo», sottolinea Piccinini, «per il secondo, con il ripopolamento del centro cresciuto nel tempo, serviranno sei o sette milioni che non abbiamo».
IL RISCHIO COLLASSO
In gioco è, insomma, la tenuta dei conti della società controllata dal Comune che gestisce la rete idrica. È quanto si evince dall’analisi di Raffaele Giannone, direttore amministrativo di Gsa. «L’azienda fattura tra 15 e 16 milioni di euro», premette, «sono state preannunciate riserve per 3,9 milioni sul secondo lotto e tre milioni di euro su un altro: in caso di rescissione potremmo raggiungere i 30 milioni che la società non sopporterebbe».
IL RUOLO DEL COMUNE
La rimodulazione dell’intervento porterebbe, invece, 9 milioni di euro di economie che, a detta di Giannone, consentirebbero di «riprogrammare gli investimenti». Il direttore amministrativo sottolinea comunque che la «scelta strategica spetterà al Comune e ai vertici aziendali» e su questo punto batte anche Piccinini. «Nel corso della seduta», conclude il presidente, «è stata percepita la necessità che il consiglio comunale si esprima su una soluzione condivisa».
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