Turbogas, il caso in commissione territorio

Oggi viene discussa la risoluzione presentata dal consigliere Proietti. Gli ambientalisti: «Ascoltateci»
SULMONA. I Comitati cittadini per l’ambiente tornano alla carica sulla centrale turbogas in via di ultimazione nella zona industriale di Sulmona. Con una richiesta inoltrata al Comune, hanno chiesto di essere ascoltati nel corso della commissione territorio convocata per oggi alle 15.30. All’ordine del giorno c’è la proposta di risoluzione presentata dal consigliere comunale Maurizio Proietti, proprio sulla centrale. «Riteniamo che un progetto di così rilevante importanza per la nostra comunità e per l’intera Valle Peligna debba essere sottoposto alla valutazione dell’intera cittadinanza perché sono in gioco interessi collettivi quali la tutela della salute e dell’ambiente, nonché i riflessi negativi sull’economia locale», sostengono gli ambientalisti guidati da Mario Pizzola, «non è giustificabile il comportamento di chi, nella passata amministrazione municipale, non solo ha tenuto nascosto questo progetto, ma non ha neppure esercitato le sue funzioni istituzionali disertando per ben tre volte le Conferenze di servizio alle quali il Comune era stato regolarmente invitato. Sulle responsabilità di quanto accaduto è necessario che venga fatta piena luce».
«Qualora dovessero essere attivate ambedue le centrali, quella della Metaenergia e quella della Snam, i cittadini di Sulmona si troverebbero tra due fuochi», proseguono gli ambientalisti, «sottoposti alle sostanze nocive dei due impianti, con danni significativi alla salute pubblica, accentuati dalla particolare conformazione della nostra valle e dal conseguente fenomeno dell’inversione termica. Pericoli, questi, che sono stati spesso denunciati dai medici del territorio, ma ai quali la nostra classe politica non sembra aver prestato fino ad oggi la necessaria attenzione».
I Comitati cittadini per l’ambiente auspicano che il consiglio comunale prenda una posizione di netta contrarietà alla centrale della Metaenergia e che metta in atto tutte le iniziative necessarie affinché questo impianto non entri in funzione. «La salute è un bene comune non negoziabile. I rappresentanti istituzionali del nostro territorio diano prova di essere all’altezza del ruolo che la cittadinanza ha loro affidato e fermino la centrale», concludono gli ambientalisti.
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