Turismo, così la città non decolla

Nel capoluogo 120mila pernottamenti nel 2017 su un totale di 274mila presenze nell’ambito del cratere sismico 2009
L’AQUILA. Il turismo, all’Aquila, non decolla. Basta analizzare i dati, relativi al 2017, del Dipartimento turismo, cultura e paesaggio della Regione. Pochi, chiari numeri che tracciano, in maniera inequivocabile, la distanza tra il comprensorio aquilano e altre località abruzzesi, quanto ad “appeal turistico”. Su 274mila presenze totali, registrate nei comuni del cratere 2009, appena 120mila fanno riferimento all’Aquila città. Di queste, circa 100mila riguardano la permanenza negli alberghi, solo 20mila in strutture alternative. Un dato che fa impallidire se confrontato con il totale regionale, che si attesta, in Abruzzo, sui 7 milioni di presenze annuali. Con un doveroso distinguo: per presenze si intende il numero complessivo dei pernottamenti, non quello dei turisti, di gran lunga inferiore.
PRESENZE RISICATE. Per Antonio Mancini, addetto alla segreteria tecnica del presidente della Regione, Giovanni Lolli, e componente del gruppo tecnico dei fondi del 4% alla presidenza del Consiglio dei ministri, che ha studiato i dati in vista della redazione del bando sul turismo, «i margini di miglioramento sono consistenti» e, soprattutto, «l’esiguità delle presenze non può essere ricondotta, ormai, al terremoto». «Secondo i numeri forniti dall’ufficio statistiche regionale», spiega Mancini, «L’Aquila nel 2017 si è attestata sulle 120mila presenze, contando il numero dei pernottamenti, che non corrisponde a quello dei turisti arrivati realmente in città. Di questi, solo un quinto ha preferito strutture alternative a quelle alberghiere. Pochissimi arrivi, se confrontati con il totale abruzzese che sfiora i 7 milioni di presenze».
DIFFICOLTÀ DI GESTIONE. All’Aquila ci sono 23 alberghi per 1.447 posti letto, mentre le strutture complementari sono 109 e possono offrire alloggio a 1.077 persone. «Per sostenere i costi di gestione», fa notare Mancini, «un albergo deve occupare mediamente almeno il 45% delle stanze, mentre siamo su una percentuale del 35, almeno in centro. Anche perché una struttura da 27 camere paga, tra Tari e Tasi, qualcosa come 40mila-50mila euro l’anno».
COSA FARE? «Il dato delle presenze è bassissimo», conferma Mancini, «L’Aquila non può puntare solo sul turismo legato alla montagna e agli sport invernali, considerando anche che il Gran Sasso è più fruibile in estate che in inverno. Bisogna puntare sui servizi e sui nuovi punti di interesse che stanno rinascendo: la riscoperta dei borghi, della storia, delle tipicità locali e dei monumenti di nuovo fruibili. Ci sono località, invece, che tirano molto come Ovindoli, che assorbe quasi un terzo delle presenze complessive».
BANDO TURISMO. Qualche novità potrebbe venir fuori dal bando turismo, con 10 milioni stanziati dal Mise, tramite Invitalia, per agevolare le iniziative imprenditoriali turistiche, con un occhio attento alle novità e ai servizi. A oggi sono state presentate 123 domande e 43 sono in caricamento da parte della piattaforma di Invitalia.
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