Turismo, operatori divisi: «Il problema non è la tassa»

3 Luglio 2022

Per Ascom Fidi e Confesercenti a mancare sono le strategie e i progetti E il consigliere Masci rincara la dose: «Qui non siamo preparati all’accoglienza»

SULMONA. Per molti rappresenta una pietra tombale per il turismo a Sulmona, già in difficoltà. Tanto che è stata definita un’imposta contro il turismo. In realtà i diretti interessati, cioè gli operatori del settore, non vedono l’iniziativa del Comune di Sulmona come un ostacolo al rilancio del turismo in città.
Pensano piuttosto che i problemi seri siano altri. La delibera, approvata nei giorni scorsi dalla giunta guidata dal sindaco Gianfranco Di Piero, prevede una tassa variabile che parte da un euro per alberghi a 1 e 2 stelle, case e appartamenti per vacanze, agriturismo, affittacamere, b&b e piazzola in area camper, fino a un euro e 50 centesimi per quelli a tre stelle, per arrivare a 2,50 a persona per chi deciderà di trascorrere le vacanze in alberghi a 4 e a 5 stelle.
L'opinione degli addetti al settore alberghiero e delle associazioni di categoria che li rappresentano è che l’imposta di soggiorno a carico del turista non sia un disincentivo a visitare la città, perché la questione è un’altra: la mancanza di programmazione.
«Questa tassa», afferma il presidente di Ascom Fidi, Claudio Mariotti, «è operativa ormai in tutta Italia. Non ha senso fare polemiche per queste cose. Non è questo che frena il turista. I problemi sono altri. Bisogna attivare progetti seri che arrivino almeno in tutto l’Abruzzo e che portino turisti a Sulmona. Il turismo è ovunque, la concorrenza di altri territori è spietata», aggiunge Mariotti, «dobbiamo trovare nuove strategie per superare località molto più ambite di Sulmona. Dobbiamo lavorare per questo e prima di tutti deve lavorare a questi piani turistici l'amministrazione comunale. E questa non mi sembra una delle migliori per quel che concerne la programmazione di grossi eventi per far arrivare gente».
«Non sarà questa tassa a bloccare il flusso di turisti a Sulmona», chiarisce Pietro Leonarduzzi, responsabile di Confesercenti Sulmona, «l’importante, però, è che i fondi siano utilizzati poi per incentivare il turismo e che non vengano dirottati in altri capitoli di spesa. Cosa che è già accaduta per i fondi derivanti da altri settori. Quindi nulla contro la tassa, ma certo è che un’amministrazione che prende decisioni del genere senza confrontarsi con le associazioni di categoria per nuove progettualità a favore del turismo, parte con il piede sbagliato. Perché il punto non è la tassa di un euro, ma una programmazione in grado di richiamare visitatori. Se ci sono proposte accattivanti e interessanti, il turista paga l’euro senza alcun problema. Se non ci sono attrattive, allora anche senza la presenza della tassa di soggiorno, il turista non viene».
«Sono contrario non per la tassa in sé, visto che si paga in tutta Italia», afferma il consigliere di opposizione Vittorio Masci, «ma lo sono perché il turismo di Sulmona è a livello primordiale. Non abbiamo ancora una vera accoglienza turistica, sotto tutti gli aspetti. Anche se è di un solo euro, una tassa turistica va giustificata da un’accoglienza appropriata. E non siamo preparati né siamo all’altezza di definirci una città turistica con la T maiuscola. Il Comunque chiaramente non può fare tutto da solo, ci sono anche altre realtà che devono collaborare alla costruzione di un’accoglienza turistica seria. Ma intanto l’amministrazione cittadina inizi a fare la sua parte piuttosto che adottare semplicemente una tassa turistica dove il turismo in realtà non c’è».
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