Turismo, per L’Aquila zero promozione

Quaianni (Federalberghi) e Laglia: non c’è un piano per lanciare il territorio, occorre almeno un evento nazionale al mese
L’AQUILA. Investire in promozione e servizi turistici. Chiusa la parentesi natalizia, tra picchi di entusiasmo, venti di polemica e presenze altalenanti, si torna alla normalità «in una città che ha grande bisogno di rilanciare la propria immagine»: a dirlo sono gli albergatori, che sollecitano le istituzioni locali e gli enti preposti «a lavorare costantemente per intercettare flussi importanti di viaggiatori». Come? Con una grande campagna di marketing e comunicazione nazionale e la creazione di un claim, un messaggio pubblicitario coniato ad hoc per la città, che sia unico sul mercato.
«Ma per farlo è necessario mettere in rete tutti gli attori che ruotano intorno al brand L'Aquila e, soprattutto, investire risorse economiche ingenti. Non possiamo fare promozione da soli», l'appello degli albergatori.
ZERO PROMOZIONE. «Sono 25 anni che rivesto la carica di presidente di Federalberghi della provincia dell'Aquila», commenta Mara Quaianni, «ho assistito a cambi di amministrazione e di governance a tutti i livelli, ma una cosa è certa: all'Aquila non si è mai investito in promozione turistica e si continua a non farlo. Siamo nel decennale del sisma ma, al di là di questa ricorrenza che non va strumentalizzata, manca del tutto l'impostazione di un filone turistico stabile, che garantisca presenze durante tutto l'anno».
L’AQUILA NON C’È. «Parlare di turismo non significa appendere due manifesti pubblicitari a Roma. Non portano assolutamente nulla», incalza Quaianni, «sulle reti nazionali passano spot del Trentino, della Valle d'Aosta, della Basilicata e della Puglia. Sull'Aquila, che necessita di una spinta comunicativa più marcata anche rispetto al resto d'Abruzzo, nulla. La promozione territoriale è costosa e complessa, devono farla le istituzioni. Gli albergatori, da soli, non hanno la forza necessaria».
INIZIATIVE A SINGHIOZZO. Una delle idee proposte è l'istituzione di un convention bureau per la calendarizzazione degli eventi e la pubblicizzazione all'esterno, anche attraverso pacchetti turistici mirati. «All'Aquila andrebbe portata ogni mese una manifestazione nazionale. Abbiamo la Perdonanza e non siamo in grado di fare un convegno internazionale con nomi importanti da tutto il mondo, quindi presenze», incalza Quaianni, «le strutture ricettive e di ristorazione non sono in rete. Non esiste neppure un sito specifico con la storia, i monumenti, alberghi e ristoranti, eventi, servizi e tutte le informazioni utili sulla città. Ne viene fatto uno durante la Perdonanza, ma tra mille polemiche dovute al fatto che non figura la mappa completa di alberghi, bar e ristoranti. Manca del tutto la sinergia».
TURISMO E NON SOLO. «Fare turismo non significa solo garantire presenze negli alberghi, ma far lavorare lavanderie, ristoranti, cornetterie, negozi di ogni genere», dice Quaianni. Una sorta di indotto, chenon è prerogativa soltanto delle industrie o imprese di costruzioni. «Come si può pensare a questo se sono carenti persino i collegamenti di trasporto pubblico tra la città e il Gran Sasso? Viene garantita una sola corsa, la mattina».
SERVE UN CLAIM. Per Roberto Laglia, direttore dell'hotel Federico II, «è necessario individuare con largo anticipo il prodotto turistico da vendere, almeno sei mesi prima. L'Aquila città d'arte e di montagna, e pubblicizzarlo con un'azione importante. Il prodotto turistico è un contenitore in cui devono confluire prezzi competitivi delle strutture, pubblicità, impianti e servizi che funzionano. Pensiamo a un claim, un messaggio pubblicitario studiato appositamente, da veicolare su scala nazionale. Qualcosa di originale e accattivante, che accenda i riflettori su tutto ciò che di bello sta rinascendo e sulle peculiarità del territorio, preceduto da un'analisi di mercato con i competitor per individuare punti di forza e debolezze dell'offerta turistica locale».
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