Tutta colpa del caro-affitti Viaggio nella città smarrita

A quasi 9 anni dal sisma centro storico in cerca di un rilancio che non si vede
L’AQUILA. Tutta colpa degli affitti troppo alti. Solo bar e ristoranti. Il centro storico della città soffre ancora, a distanza di oltre otto anni, dell’emorragia di attività commerciali. Prima del terremoto del 2009 erano quasi mille gli esercizi commerciali in centro, oggi se ne contano poco più di 60. La lezione che i proprietari immobiliari aquilani non hanno capito – in realtà il problema riguarda anche altre città della provincia come Avezzano – è che aumentare i canoni di affitto equivale a tenere lontani commercianti e artigiani che fino a prima del terremoto erano il cuore pulsante della città. È proprio sui prezzi degli immobili in centro, infatti, che si gioca la partita del futuro commerciale dell’Aquila.
Il flop economico della Perdonanza, con uno scarsissimo indotto per chi lavora in centro, dovrebbe essere un monito. Non a caso ha alimentato una serie notevole di interrogativi, rilanciati anche attraverso il web, dove per esempio, una cittadina, Titti Cora, afferma «che è finito il tempo delle illusioni e la città rimane dolorosamente vuota». Una lunga sequela di commenti ha accompagnato le sue parole. «Artigiani sul lastrico per gli affitti», interviene Annamaria Iacobucci, «dopo che il Comune ha tolto, ma non a tutti, i container. Andavano tolti senza dubbio ma andava prima concepita una alternativa possibile».
IL CARO AFFITTI.
«Gli affitti in centro storico», commenta l’immobiliarista Sergio Adriani «vanno dai 10 ai 20 euro al metro quadrato – per un negozio di 100 metri quadrati sarebbero dai 1.000 ai 2.000 euro al mese – che non sarebbero altissimi ma in questo momento storico forse vanno oltre certe possibilità. Ci si rammarica del fatto che i palazzi del centro in gran parte di enti e società finanziarie, ancora non sono stati ricostruiti». Mentre, per esempio, palazzo Betti è pronto ma ancora non viene utilizzato dal Miur come da accordi per aprire uffici scolastici.
L’OBIEZIONE DI CIONI.
Il direttore regionale di Confcommercio, Celso Cioni, stigmatizza i rincari e sottolinea che «affittare un locale per riscuotere solo i primi canoni di affitto, visto che poi i commercianti non sarebbero in grado di pagare i mesi successivi, è una follia. Del resto, se la città è piena di cantieri e la viabilità ancora precaria, come può un commerciante attirare clienti e fare affari?».
LA SITUAZIONE ATTUALE.
Dopo la catastrofe si è provato a rivitalizzare quello che era il cuore pulsante dell’economia aquilana ma tutto è rimasto confinato nel mondo delle intenzioni: dopo 8 anni, c’è solo una sessantina di attività aperte, in maggioranza operanti nella ristorazione. Ridare ossigeno al centro storico non è facile e le difficoltà da superare sono molteplici. I commercianti sono concordi: la gente non è invogliata a venire in centro.
I COMMERCIANTI.
C’è chi non ne vuole sapere di rientrare. «Prima ero in centro», dice Luca Silvestri, titolare di “Oro e argento”, «ma per adesso non ci torno. Manca la programmazione. Nel senso che non esistono parcheggi che permettano un comodo accesso. Inoltre si era parlato di insediamento di enti, banche e uffici pubblici, cosa che servirebbe a ripopolare la zona ma non mi pare che, salvo eccezioni, questo sia stato fatto. Prima si devono muovere gli enti e poi il privato. Questo è l’ordine delle cose, non viceversa». Gli operatori sembrano tutti concordi. «Bisogna riportare gli uffici e i servizi in centro», dice Erina Panepucci la cui agenzia di viaggi Giramondo si trova in corso Federico II. «I problemi del centro storico sono molteplici», racconta, «alcuni giorni fa, io e Peppe Colaneri della “Luna”, siamo andati a parlare con l'assessore Sabrina Di Cosimo e abbiamo chiesto il ritorno degli uffici pubblici in centro. Portare gli uffici pubblici e i servizi significa far ripartire l'economia. Così come è adesso si va avanti con grande difficoltà, e comunque non possiamo lavorare soltanto una settimana all'anno a cavallo della Perdonanza o del Festival del jazz che, per carità, che sono grandi manifestazioni ma affitti, bollette e tributi si pagano tutti i i mesi». Per quanto riguarda l'affitto Erina non è una che si può lamentare: «I proprietari sono stati onestissimi. Per quanto riguarda il discorso dell'affitto non ho problemi». «Il mio è un negozio di proprietà», spiega Armenuhi Passayan della gioielleria Armenia, «manca la gente, mancano i parcheggi, non ci sono le fermate dell'autobus. A parte la Perdonanza e il jazz in questa zona non ci sono eventi. Tutto è concentrato nella parte opposta della città. Con la Perdonanza abbiamo rivisto un po' di gente ma qui è proprio morto». I commercianti, inoltre, chiedono anche un info point, o di essere aiutati nell'opera quotidiana di informazione per i turisti.
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