Tutti a spasso nei parchi riaperti Il primario: «Siate responsabili»

Non tutti osservano le distanze e indossano adeguatamente le mascherine: raffica di segnalazioni Il professor Marinangeli: «Non vogliamo riempire i nostri posti letto: ognuno sa cosa non deve fare»
L’AQUILA. «Troppa gente senza mascherine nel parchetto degli skateboard a piazza d’Armi». E ancora: «I ragazzi non rispettano il distanziamento. Mancano i controlli, la situazione sta sfuggendo di mano». La fase-2 degli aquilani – tra una fila al supermercato e una spruzzata di gel igienizzante – si sta caratterizzando soprattutto per l’affollamento nelle aree verdi tornate fruibili. Dal Parco del Sole al Forte Spagnolo, dalla Madonna Fore alla Villa. La denuncia corre sui social dove, tra un meme di Vincenzo De Luca e un’invettiva, prende corpo il dibattito sulla (ritardata) primavera aquilana.
IL PRIMARIO: CAUTELA. Il primario di Rianimazione Franco Marinangeli invita alla cautela. E lo fa utilizzando lo stesso social sul quale ci si accapiglia sui comportamenti più opportuni. «Prendo spunto dalla confezione di una delle tante donazioni pervenute. Ci sono due scritte significative. La prima: ce la faremo anche questa volta! La seconda: fragile. Non entro nel merito della correttezza o meno dell’ultimo decreto. Non è mio compito...mi limito a ricordare a tutti che le curve del contagio in discesa sono tali perché abbiamo saputo rispettare le regole...siamo stati virtuosi! Il prezzo pagato al Covid nella fase 1 nella nostra terapia intensiva è stato di 15 vite umane...mentre 24 sono stati i pazienti che ne sono usciti col sorriso, e per 3 continuiamo a impegnarci al massimo...nella speranza di veder premiato questo impegno. Per questi pazienti hanno lavorato incessantemente per circa due mesi 70 professionisti di eccezionale valore, tra rianimatori, infermieri, operatori socio-sanitari, sostenuti da una governance e una struttura amministrativa altrettanto efficace. Una macchina molto complessa, messa in moto in poche ore, che è riuscita a superare ostacoli di ogni genere. Abbiamo avuto grande solidarietà da tutti. Dai singoli, alle istituzioni, alla politica tutta, ciò che ha favorito uno spirito di squadra costruttivo. Abbiamo sentito la vostra solidarietà, e questo ci ha aiutato molto, di questo vi ringrazio. Ma mentre la curva dei contagi continua fortunatamente a scendere, noi continuiamo ad approvvigionare materiali, farmaci, attrezzature perché temiamo che sia una tregua molto fragile».
RIAPERTURA. «Il Paese non può fermarsi», argomenta il primario, «e quindi è giusto ripartire, le aziende devono riprendere il lavoro...ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che non si riparte perché si è certi della scomparsa del virus, ma solo perché diversamente il Paese sarebbe portato alla fame, si morirebbe di fame e non di Covid...Quindi si tratta di un rischio calcolato, ed è il motivo per cui i posti letto di terapia intensiva Covid restano attivi e ci si chiede di garantirli anche per il futuro. Rischio calcolato non significa assenza di rischio...significa che è prevedibile una nuova ondata. C’è un unico modo perché ciò possa essere evitato...una gestione responsabile della nostra libertà. Ognuno sa bene cosa si può fare e non fare...cosa si deve o non si deve fare. La responsabilità del risultato passa da noi sanitari a noi cittadini! Non vogliamo, non dobbiamo utilizzare i posti di terapia intensiva che pure abbiamo per prudenza preparato, mentre è fondamentale lavorare tutti insieme sulla prevenzione. Vorremmo lasciarli vuoti quei posti letto. Aiutateci».
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