«Tutti sono parte viva della Chiesa»

Divorziati e sacramenti, don Claudio Tracanna parroco di Pizzoli parla della sua esperienza
Ormai è esperienza comune e frequente di tutti i parroci trovarsi davanti delle persone, il cui matrimonio è fallito, che chiedono di poter accedere ai sacramenti o, ancor più spesso, di poter fare da padrino o da madrina in occasione del Battesimo o della Cresima. Non è sempre facile far capire il ‘perché’, in alcuni casi ben precisi, non è possibile. Non è facile in questo periodo in cui, come ha ricordato qualche giorno fa in un’intervista mons. Forte, a volte vengono offerte ‘letture di parte’ del lavoro del Sinodo sulla Famiglia e sugli interventi del Papa. Non è facile perché è molto radicato nelle persone questo giudizio: “la Chiesa ha scomunicato i divorziati! La Chiesa mette alla porta gli sposi che sono separati”. E questo giudizio è tanto radicato che spesso gli stessi sposi in crisi si allontanano dalla vita della comunità cristiana, per timore di essere rifiutati o giudicati (cfr. Card. Tettamanzi). Certamente, però, non è così. Non solo nel tempo della Chiesa di Francesco ma anche prima. Basti pensare a Benedetto XVI che, nel 2012, durante l’incontro mondiale delle famiglie a Milano, rispondendo ad una domanda sulla situazione dei divorziati risposati, non esitò ad esprimersi così: “In realtà, questo problema è una delle grandi sofferenze della Chiesa di oggi. E non abbiamo semplici ricette. La sofferenza è grande… dobbiamo dire che la Chiesa le ama… Mi sembra un grande compito di una parrocchia, di una comunità cattolica, di fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono «fuori» anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa”. E, perfettamente in linea col suo predecessore, papa Bergoglio sta stimolando tutta la Chiesa e soprattutto i parroci e le parrocchie, prima linea dell’azione della Chiesa, a far sì che nessuno ma proprio nessuno sia escluso dall’abbraccio di misericordia e di amore di quel Dio che, come dice salmista, “è vicino a chi ha il cuore ferito” (Salmo 34,19). Dunque, la sfida per tutti noi è quella di ribadire il valore l’istituto familiare che anche il Sinodo vuole riaffermare e fare in modo che, tutte le persone che vivono in difficoltà, siano innanzitutto rispettate ma anche accompagnate perché possano sentirsi parte viva e integrante della Chiesa. Chiesa che è sempre Madre e che proprio come una madre dice ai suoi figli: “la vostra ferita è anche la mia, è anche la nostra”.
*parroco di Pizzoli

