Uccise il suocero, ma viene assolto

7 Giugno 2024

Il 32enne Marcaurelio in quel momento era incapace di intendere e di volere

SULMONA. Assolto poiché incapace di intendere e di volere al momento del fatto. È questa la sentenza emessa ieri dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Sulmona, Alessandra De Marco, nei confronti di Stefano Marcaurelio, 32enne di Sulmona, finito a processo con l’accusa di omicidio preterintenzionale del padre della sua ex fidanzata, Filippo Recchione, macchinista di Trenitalia. Il fatto è accaduto l’8 febbraio 2019 quando il 32enne, dopo aver avuto una breve discussione con il padre della sua ex, lo aveva scaraventato a terra, procurandogli un grave trauma cranico. Recchione, 61enne, era stato trovato esanime sul pavimento di casa e trasportato in ospedale dove poi è morto il 4 aprile 2019, a distanza di due mesi dalle botte ricevute. Dalle indagini portate avanti dagli agenti del commissariato, era stato scoperto che quella sera, il 32 enne si era recato a casa del padre della fidanzata per convincerlo ad accettare la sua relazione d’amore con la figlia che l’ex ferroviere avrebbe sempre osteggiato. Nel corso della lite che ne era scaturita, Recchione aveva spinto Marcaurelio verso la porta di casa per farlo uscire ma il giovane, secondo l’accusa, aveva reagito, massacrandolo di botte. La vittima aveva riportato delle fratture, compatibili con l’emorragia che aveva provocato il decesso dopo due mesi di coma, come era emerso dall’autopsia, effettuata dal medico legale Luigi Miccolis. La procura aveva quindi chiesto il processo per il 32enne che ieri è finito davanti al giudice. Marcaurelio, a seguito della perizia chiesta e ottenuta dal proprio legale, Serafino Speranza, è stato dichiarato incapace di intendere e di volere al momento del fatto. Per questo motivo il giudice per l’udienza preliminare ha optato per l’assoluzione del 32enne che è stato comunque rinchiuso in una struttura dove resterà per i prossimi tre anni, come chiesto dal sostituto procuratore, Stefano Iafolla. L’avvocato difensore aveva contestato nel merito le accuse, sostenendo che non c’era alcun legame tra l’aggressione subita di Recchione e la posizione del suo assistito. (a.d.a.)
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