Uccise la moglie, condannato a 30 anni
Il delitto è avvenuto l’anno scorso a Roma, l’autore dell’omicidio è originario di Scurcola Marsicana
SCURCOLA MARSICANA. Trent’anni di reclusione per aver ucciso la moglie. Questa la pena che il tribunale di Roma ha inflitto ad Augusto Nuccetelli, 54 anni di Scurcola Marsicana, che ad aprile dello scorso anno ha ucciso sua moglie Assunta Finizio, 50 anni, perché lo aveva cacciato di casa dopo aver scoperto un tradimento. L’uomo, che lavorava saltuariamente come fabbro, pur risiedendo nella capitale, nel periodo estivo e durante i week end era sempre a Scurcola Marsicana suo paese d’origine. Conosciuto da tutti per il suo atteggiamento cordiale e caciarone nel 2015 era stato anche intervistato in un servizio della trasmissione Piazza Pulita di La7 nel quale si parlava di immigrazione. Alla domanda del giornalista sulla presenza degli immigrati nel quartiere romano e su un’aggressione a una giovane del posto aveva risposto con un secco «Se una persona così va a rompere le scatole a una ragazza io lo ammazzo». Con la moglie aveva sempre avuto un rapporto burrascoso fino a quando lei, stanca dei continui tradimenti, lo aveva cacciato di casa costringendolo a stare lontano dalla famiglia. Augusto Nuccetelli non aveva accettato la sua decisione e più volte aveva cercato di convincerla a tornare sui suoi passi, ma non c’era stato nulla da fare.
Per questo il 20 aprile dello scorso anno è entrato in un bar nel quartiere di Corcolle, alle porte della capitale, dove la donna si era fermata dopo il lavoro, e l’ha uccisa con quattro colpi di pistola. Il 54enne, che ha subito confessato il reato, è stato condannato nei giorni scorsi al termine di un processo svolto con rito abbreviato davanti al gup del tribunale di Roma, Massimo Di Lauro. Il pubblico ministero Vincenzo Barba aveva chiesto l’ergastolo alla luce dei reati che gli sono stati contestati: omicidio volontario premeditato e aggravato. Sulla vicenda sono intervenuti i legali di Nuccetelli già al lavoro per preparare il ricorso. L’avvocato Alessandro Ippoliti, che insieme all’avvocato Antonello Meuti assiste l’imputato, hanno infatti sottolineato che a loro avviso si tratta di un delitto d’impeto e che non c’è stata quindi alcuna premeditazione. «Attenderemo le motivazioni della sentenza», ha spiegato l’avvocato Ippoliti, «per valutare la possibilità di proporre l’appello».
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