Uccise un uomo, 27 anni a Di Giambattista

Nel 2017 diede fuoco alla casa della vittima dopo la violenta lite, la Cassazione conferma la condanna
L’AQUILA. È diventata definitiva la condanna a 27 anni di reclusione emessa nel 2021 nei confronti di Alessandro Di Giambattista, 31 anni, originario di Paganica, accusato di omicidio aggravato per la morte di Enrico Andrea Piva, 67 anni, e di incendio doloso dell'abitazione di via Barilotto a Rieti avvenuto nel 2017.
La Corte di Cassazione ha rigettato l’appello dell’imputato confermando la sentenza emessa dalla Corte di Assise di Roma per incendio pluriaggravato e omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Secondo l’imputazione, Di Giambattista, dopo avere litigato con la vittima, aveva appiccato il fuoco all’abitazione con un accendino, causando un incendio che si era esteso all’intero immobile e aveva causato la morte del pensionato, rimasto intrappolato nell'edificio. Secondo quanto emerso dal processo, il 31enne abruzzese, allora 26enne, non aveva gradito le parole che l’uomo sembra avesse rivolto alla sua ragazza e così aveva deciso di punirlo dando fuoco a una palazzina dove abitava, in pieno centro storico a Rieti, città dove da poco il giovane aquilano si era trasferito.
Piva morì, una vicina di casa si salvò per miracolo, ricoverata per un’intossicazione da fumo. Decine di appartamenti erano stati invasi dal fumo ed evacuati. Grazie alle testimonianze dei vicini di casa, il giovane era stato rintracciato dalla polizia e arrestato. Ora per quel gesto Alessandro Di Giambattista dovrà scontare 27 anni di reclusione, come stabilito in secondo grado per la morte dell’anziano avvenuta il 12 agosto del 2017.
«È assolutamente certo che Di Giambattista», hanno scritto i giudici della suprema corte nel motivare la decisione, «avesse incendiato il divano posto al piano terreno con il suo accendino, quello che aveva spontaneamente consegnato alla polizia giudiziaria. In verità, il fatto, confermato dall’imputato in dibattimento, non è negato da alcuno. L’incendio del divano da parte di Di Giambattista», aggiungono i giudici della prima sezione penale della Cassazione, «si comprende alla luce di quanto avvenuto in precedenza: il brutale litigio con Piva al piano superiore, con le percosse a lui inferte da Di Giambattista, che aveva anche tentato di gettarlo fuori dalla finestra del primo piano. Il litigio era stato causato dal riferimento fatto da Piva alla prostituzione esercitata dalla donna. In definitiva», aggiungono i giudici, «l'unica versione credibile, perché riscontrata ampiamente dai fatti, era quella secondo cui era stato l'imputato ad appiccare il fuoco al divano a completamento dell'azione violenta svolta in precedenza». (p.g.)
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