Uccisione orsa Amarena, la difesa contesta le 47 parti civili: il processo slitta al 5 giugno

Battaglia legale al tribunale di Avezzano nel secondo procedimento contro Andrea Leombruni. Gli avvocati dell'accusa chiedono tempo dopo il deposito di una memoria difensiva di 180 pagine.
AVEZZANO. È stato aggiornato al prossimo 5 giugno il secondo processo per l'uccisione dell'orsa Amarena, avviato dopo l'annullamento del primo procedimento per un vizio di forma. Da quanto si apprende nell'udienza odierna, svoltasi al tribunale di Avezzano, la difesa ha cercato di contestare le 47 costituzioni di parte civile con un lungo intervento, durato circa un'ora e mezza, accompagnato dal deposito di una corposa memoria di circa 180 pagine.
I legali dell'accusa hanno immediatamente chiesto un termine a difesa per poter esaminare nel dettaglio la documentazione depositata e presentare a loro volta contro-memorie prima della prossima udienza.
Il tragico episodio risale al 2023 a San Benedetto dei Marsi, in provincia dell'Aquila. L'esemplare di orso bruno marsicano, una sottospecie protetta e ad altissimo rischio di estinzione, fu abbattuto a colpi di fucile. Subito dopo l'uccisione del plantigrado si persero inizialmente le tracce dei suoi due cuccioli, successivamente avvistati e monitorati a distanza dal personale del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. L'imputato, Andrea Leombruni, deve rispondere del reato di uccisione di animali con l'aggravante della crudeltà.
"La forza della costituzione di parte civile è rappresentare animali, piante ed ecosistemi, non i soci delle associazioni", ha dichiarato all'ANSA Bruno Petriccione, presidente dell'associazione Appennino Ecosistema, costituitasi parte civile anche in questo secondo filone processuale. "Ribadiamo che ci ergiamo a tutori della fauna selvatica e degli ecosistemi. Il danno arrecato dall'accaduto non riguarda l'associazione in sé, ma l'intero ecosistema e la fauna: noi parliamo a nome di chi non può farlo, ovvero gli animali e le piante".

