Ucciso di botte, delitto senza colpevole

Assolto il 34enne imputato, per i giudici non è l’autore del pestaggio. La rabbia del padre della vittima: «Voglio giustizia»
AVEZZANO. Resta senza un colpevole la morte del 34enne avezzanese Domenico Massimiani, conosciuto in città come Pesciolino. L’unico imputato, Maaloun Jawad, della stessa età della vittima, marocchino con precedenti di polizia, accusato di omicidio preterintenzionale, è stato infatti assolto perché il fatto non sussiste.
Assoluzione che ha scatenato la rabbia del padre della giovane vittima, Armando. L’uomo chiede «giustizia» e che il responsabile della morte di suo figlio, a questo punto ignoto, «venga trovato e paghi per quello che ha fatto». Perché la persona che ha provocato le gravi lesioni che hanno portato alla morte del giovane avezzanese resta ignota.
Ad Avezzano, nelle ultime ore, sono comparsi anche manifesti che ricordano la tragica fine del 34enne.
Il pubblico ministero Elisabetta Labanti aveva chiesto sei anni e otto mesi di reclusione per il marocchino Jawad. Ma secondo la Corte d’assise dell’Aquila il giovane imputato è innocente. Stando alla ricostruzione, infatti, Jawad avrebbe sì picchiato Massimiani, ma in un periodo antecedente a una seconda aggressione, con uno schiaffo che non può in alcun modo aver provocato il coma e quindi la morte. L’accusato era stato arrestato nel maggio 2016 per lesioni gravissime, trasformatesi successivamente in omicidio in seguito alla morte dell’aggredito. Alcuni giorni prima Massimiani era stato trovato con la testa fracassata, denudato e abbandonato in un campo, dove era rimasto per più di 12 ore, sotto al sole. Una storia alquanto ingarbugliata. L’uomo era rimasto ferito precedentemente alla testa, nella lite avvenuta per motivi mai chiariti con Jawad nella zona di piazza Matteotti, vicino alla stazione ferroviaria. Portato in ospedale, Massimiani si era reso protagonista di una fuga dal pronto soccorso. E proprio durante la fuga sarebbe avvenuta la seconda, fatale aggressione. Gli autori del pestaggio l’avrebbero abbandonato in un campo vicino all’ospedale. Trovato ferito, in condizioni disperate, i medici lo avevano sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico. Ma le sue condizioni erano progressivamente peggiorate, fino al decesso. Il marocchino, difeso dall’avvocato Sandro Gallese, era stato rintracciato alcuni giorni dopo ed era finito sotto processo. Secondo la Corte d’appello, presieduta dal giudice Alessandra Ilari, la lite in stazione non può aver causato la frattura del cranio che ha portato alla morte, come accertato anche da una perizia medico-legale. L’assassino è quindi il protagonista della seconda aggressione. Ma rimane senza un nome e un volto.
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