Uffici ricostruzione, altri no allo stop

I sindaci di Prata d’Ansidonia e Caporciano: non siamo stati consultati
L’AQUILA. I sindaci di Prata d’Ansidonia, Paolo Eusani, e Caporciano, Ivo Cassiani, nell’ambito del dibattito sulla soppressione degli Uffici territoriali della ricostruzione, esprimono la loro posizione critica sulla decisione del governo.
«L’attuale assetto istituzionale», spiegano, «è il frutto di una dura battaglia, con cui chiedemmo l’uscita dalla gestione commissariale, portata avanti insieme all’allora sindaco dell’Aquila. Cosa che si ottenne grazie alla sensibilità del ministro Barca che, dopo aver fatto una campagna di ascolto sui territori colpiti dal sisma, emanò le disposizioni organizzative e procedurali. Con la legge Barca i sindaci e le loro comunità tornavano a essere protagonisti delle decisioni. Ora, di fatto, si sta tornando alla gestione “commissariale”. Ci dispiace contraddire il sottosegretario, ma tutto è avvenuto senza il consenso dei sindaci. O meglio, probabilmente, solo con l’assenso di alcuni di essi. Non è in dubbio la buona fede della sottosegretaria, ma i suoi interlocutori non hanno condiviso e tantomeno informato noi sindaci di quanto si voleva fare. E questo risulta intollerabile».
Poi una riflessione sul funzionamento degli uffici. «Certo», proseguono i due amministratori, «molte cose andavano riviste, sicuramente corrette e forse cambiate come accade in tutti i processi lunghi che hanno bisogno di essere calibrati. Ci domandiamo: chi aveva il compito di far funzionare gli Utr, di dare indirizzi per farli funzionare in maniera omogenea? Ci sono stati Utr che hanno lavorato meglio di altri, basta guardare i risultati che l’Ufficio di Fossa periodicamente pubblicava. Si era quindi in possesso di tutti gli elementi per poter intervenire e migliorarne l’efficienza. Perché non è accaduto? Per quale motivo alla mancanza cronica di personale (maternità, mobilità, trasferimenti) non si è mai provveduto a trovare le sostituzioni necessarie? Non si possono addossare le responsabilità solo a una persona. Il processo è articolato e vede diversi protagonisti in campo. Pensiamo al tavolo di coordinamento dei sindaci che avrebbe dovuto svolgere in maniera più incisiva non solo l’azione di indirizzo, ma anche quella di controllo».

