«Uffici ricostruzione, subito le nomine»

Compatti i sindaci del cratere dal prefetto: di questo passo si perderanno mille posti nell’edilizia
L’AQUILA. Una protesta pacata, ma decisa. Fascia tricolore in bella vista, i sindaci del cratere hanno manifestato, ieri, davanti alla prefettura dell’Aquila, per sollecitare il governo «a una rapida soluzione per l’Usrc e l’Usra, rimasti senza guida». Accanto a loro, rappresentanti sindacali e delle categorie professionali. Il problema è noto: l’assenza, dal 30 ottobre scorso, di un responsabile che possa apporre le firme per i pagamenti dei Sal e il via libera ai nuovi progetti. In soldoni, significa mille posti di lavoro a rischio nell’edilizia, di qui ai prossimi mesi, e il blocco di migliaia di cantieri. Proprio ieri, intanto, è arrivata la nomina di Sabrina Bono, il terzo componente della commissione, quello governativo, che dovrà esaminare i curricula per selezionare i tre candidati da sottoporre alla presidenza del Consiglio dei ministri. Ma è la tempistica a preoccupare, come sottolineato dal rappresentante dei sindaci del cratere, Francesco Di Paolo, al prefetto, Giuseppe Linardi, che ha ricevuto una delegazione di manifestanti, assicurando un intervento nei confronti del governo per sbloccare la situazione delle nomine degli Uffici speciali. Tempi tecnici che non si possono saltare e che, anche in presenza di una designazione immediata dei nuovi responsabili Usrc e Usra, renderebbero operativi gli uffici sono tra un paio di mesi. A sostenere la battaglia degli amministratori locali, anche la deputata Pd, Stefania Pezzopane: «Ho chiesto di interloquire con il governo», dice, «e sollecitarlo a superare in ogni modo la situazione del blocco della ricostruzione, negli ultimi mesi. Il governo conosceva la scadenza dei vertici degli uffici preposti alla ricostruzione. Abbiamo sollecitato la presidenza del Consiglio dei ministri a procedere per tempo alle nomine, abbiamo chiesto incontri, inutilmente. Si sono comportati», prosegue Pezzopane, «con arroganza e ostilità, negando il problema e senza avviare le necessarie procedure. Ora ci troviamo con pratiche che si accumulano sui tavoli, i professionisti che non vengono pagati e le imprese che dovranno bloccare i lavori».
Anche la Cgil ha preso parte al presidio, condividendo «le motivazioni alla base della protesta. Riscontriamo un significativo rallentamento nella capacità di spesa e, di conseguenza, del numero degli addetti nei cantieri della ricostruzione», sottolinea la Cgil, «con una contrazione di oltre il 20% delle maestranze impegnate. Infatti, da un dato di circa 10.000 addetti di due anni fa, oggi ne risultano al lavoro circa 8000. Di conseguenza, da una massa salari di circa 82 milioni di euro, nel periodo ottobre 2016-settembre 2017, siamo passati a 70 milioni, con riduzione di 12 milioni».

