Ultimatum dei sindacati alla dirigenza LFoundry

31 Dicembre 2020

AVEZZANO. Cosa c’è dietro la riorganizzazione del reparto di ingegneria e dov’è il piano industriale? Sono sempre più preoccupati e ora vogliono risposte chiare i dipendenti di LFoundry che si...

AVEZZANO. Cosa c’è dietro la riorganizzazione del reparto di ingegneria e dov’è il piano industriale? Sono sempre più preoccupati e ora vogliono risposte chiare i dipendenti di LFoundry che si lasciano alle spalle un anno di incertezze.
Attraverso le Rsu di stabilimento hanno lanciato un ultimatum alla dirigenza chiedendo risposte nell’incontro fissato per lunedì 4 gennaio.
«Nella presentazione della nuova proprietà, a settembre 2019, il delegato di Sparc disse che l’acquisizione della LFoundry da parte dei cinesi era motivata dall’altissimo livello di professionalità espressa dai dipendenti e dalla necessità di attuare, insieme e grazie a loro, progetti ambiziosi», commentano i rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil e Failms, «da qui la convinzione che il capitale umano fosse la risorsa più importante, quindi come tale da tutelare e valorizzare. A dicembre 2020 la dirigenza italiana e la delegazione sindacale firmano un accordo quadro, documento che richiama la formazione come elemento importante per mantenere elevati livelli di professionalità. Improvvisamente arriva una frettolosa riorganizzazione del reparto di ingegneria, che non convince». Un «provvedimento inadeguato» a detta dei rappresentanti dei sindacati.
«L’ingegneria viene smistata in parte nel reparto R&D e in parte nelle aree stesse ma con compiti diversi, orientati più al controllo che allo sviluppo o alla gestione di progetti», concludono le Rsu, «il reparto R&D dovrà concentrarsi su sviluppo e produzione di dispositivi, terreno di competizione con la concorrenza asiatica, non certo per la qualità. Al malcontento individuale di molti per lo stravolgimento delle proprie carriere e la prospettiva di vedere modificati i propri equilibri vita-lavoro si affianca la preoccupazione comune per una ricollocazione di risorse che sembra sempre più il preludio di una trasformazione verso una realtà di pura produzione, dov’è il prezzo a comandare».