Un aiuto di 600 euro a 50 attività Escluso chi non ha pagato le tasse

11 Febbraio 2021

Il bando sarà riaperto, a disposizione altri 70mila euro di fondi comunali. Le domande erano state 106 Bianco: «Il contributo arriverà entro fine mese, le imprese sono quelle penalizzate dalla pandemia»

SULMONA. Seicento euro a 50 attività di Sulmona come sostegno per l’emergenza Covid. Si tratta di una prima tranche da 30mila euro, sui 100mila messi in bilancio dall’Ente per dare un piccolo ristoro alle imprese in forte sofferenza. Sono state presentate 106 domande – di cui 4 oltre il termine previsto – e di queste il Comune ne ha finanziate poco meno della metà, dai bar alle palestre, dai negozi di artigianato a quelli di oggettistica per la casa, fino alle gioiellerie. Non senza aver svolto controlli. Alcune, infatti, non sono risultate in regola con il pagamento dei tributi, la presentazione delle domande e dei documenti; per questo sono state respinte, ma potranno partecipare a un nuovo bando che a breve sarà pubblicato per accedere al fondo a disposizione non ancora esaurito. «L’amministrazione ha dovuto trovare nel bilancio di agosto finanziamenti per 80mila euro», spiega il vicesindaco con delega alle Attività produttive, Marina Bianco, «essendo la situazione emergenziale peggiorata, abbiamo portato il fondo a 100mila euro. Inizialmente, l’intenzione era quella di dare dei finanziamenti a chi avesse investito soprattutto nell’adeguamento dei locali per le norme Covid, contributi in conto capitale che prevedevano controlli e verifiche. Ci siamo ritrovati a dover affrontare questa situazione in un momento in cui si doveva andare di corsa e abbiamo deciso di cambiare optando per un contributo una tantum che costa anche meno ai contribuenti. Qualcuno ha detto che il mio bando era troppo stringente perché abbiamo posto dei paletti per quanto riguarda il pagamento dei tributi, ma era doveroso farlo. Garantiamo la consegna del contributo entro fine mese».
Circa il 40% delle attività che ha presentato la domanda è stato escluso perché non in regola con i tributi dovuti al Comune per il 2019, il 30% risultava nell’elenco delle attività non sospese dal Dcpm, mentre il restante 30% ha riguardato istanze prive di requisiti di ammissibilità così come previsti dal bando.
«Nei casi in cui è stato possibile, sono state richieste integrazioni al fine di non pregiudicare l’ammissione», continua il vicesindaco, «ma saranno riaperti i termini del bando per permettere agli esclusi della prima fase di presentare nuovamente domanda, ponendo maggiore attenzione nel compilare e allegare quanto richiesto, versando anche quanto dovuto per i tributi. In questi mesi di pandemia così duri e difficili abbiamo voluto far sentire alle aziende la vicinanza dell’amministrazione dando un minimo ristoro, con risorse del Comune, alle imprese, individuate con un codice Ateco nel Dpcm del 3 novembre 2020, che sono state maggiormente penalizzate e costrette alla chiusura a seguito dell’emergenza Covid19. Si sta lavorando affinché altri comparti danneggiati dalle chiusure, anche indirettamente, possano ottenere un minimo ristoro».
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