Un albero per ogni nato, il rito si rinnova

11 Luglio 2020

A Collarmele piantati 400 mandorli con i nomi dei nuovi bebè. Il sindaco: «È un segno di speranza»

COLLARMELE. Un rito che si ripete da 28 anni. E che vuole essere un inno alla natura, alla giovinezza e alla speranza. Un rito da prendere ad esempio. Invece, finora, in Italia, a celebrarlo è solo Collarmele. Ogni anno, per ogni bambino che nasce, viene piantato un albero. Al quale viene affissa una targa, con il nome, la data di nascita del bimbo e la scritta “Cresciamo insieme”. L’input alla singolare iniziativa la diede, nel 1992, la legge che imponeva l’obbligo ai Comuni di piantare un albero per ogni neonato. Mentre altrove tale legge, negli anni immediatamente successivi, è rimasta pressoché ignorata. A Collarmele, paese montano, con vocazione ambientalista - come dimostra la massiccia presenza sul proprio territorio di impianti per la produzione di energia pulita - quella legge è stata applicata alla lettera. È stata scelta un’area a ridosso del campo sportivo e lo si è adibito alla piantumazione di alberi col nome dei neonati. Col tempo il loro numero è cresciuto, per cui si è reso necessario ampliare l’area. Il numero degli alberi sfiora i 400. Quest’anno ne sono stati piantati altri 16. Dal 2019, per iniziativa del sindaco Antonio Mostacci, l’area è stata battezzata “Parco futuro”. Per un bambino portare il nome di un albero significa prendersene cura, crescere con lui, fargli compagnia, abituarlo ad amare la natura, sentirlo suo per sempre.
Durante la manifestazione un bambino, Cristian, 13 anni, si avvicina a un alberello che porta il suo nome. «Questo però», dice, mentre ne accarezza con dolcezza le foglie, «fa parte di me stesso. Quando ero piccolo se ne prendevano cura i miei genitori. Ora ci penso io. Vengo spesso a vedere come sta. Un giorno sarà forte e rigoglioso. E io ne sarò orgoglioso». Un po’ più in là una giovane donna, Marcella Di Legge, accompagnata dal marito, prende dal passeggino il figlioletto, Lorenzo - uno dei 16 neonati - e si avvicina a un alberello di mandorlo, pianta che porterà il suo nome. Il piccolo, incurante di tutto, allunga la manina e afferra un ramoscello. Che emozione per i genitori. «In questo parco», rivela la signora Marcella, «c’è anche un platano che porta il mio nome. È stato piantato nel 1994». Durante la manifestazione, coincisa quest’anno con la festa di Santa Felicita, patrona di Collarmele, il sindaco Mostacci, alla presenza del parroco, don Francesco Tudini, e dei consiglieri Sara D’Agostino e Maurizio Palermo ha consegnato una attestato ai genitori dei 16 neonati. Gli alberelli - quest’anno solo mandorli - sono stati acquistati e messi a dimora nei giorni scorsi dai Comune con l’aiuto del Centro anziani. «Questo parco», ha rilevato il sindaco, «è un simbolo di speranza per il nostro territorio e un punto di riferimento per chi si trasferisce altrove. Piantare alberi col nome dei bambini, significa mettere radici, amare la natura, salvaguardare il pianeta in cui viviamo».
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