Un algoritmo assegnò le case agli aquilani

19 Giugno 2016

Il suo nome era “Gioiello”. Fu utilizzato nel 2009 dalla Protezione civile per assegnare gli alloggi alle famiglie sfollate

L'AQUILA. Algoritmo Gioiello, chi era costui? Forse tanti aquilani non lo sanno (e fino a ieri nemmeno chi scrive) ma nel post sisma il novello “Carneade” è stato, per migliaia di persone, come la “cicogna” che alla nascita ti porta in una casa piuttosto che in un'altra senza che tu possa decidere altrimenti.

Quell'algoritmo è una sorta di frullatore. Invece di mele, pere, banane, uova, latte, verdure, nel “Gioiello” – nell'agosto-settembre 2009 – ci sono finiti nomi, cognomi, età, luogo di nascita, indirizzo, livello di danno alla casa, preferenze residenziali per il breve e medio termine (che per alcuni sarà lungo termine). Ma facciamo un piccolo passo indietro e torniamo a dove ci siamo fermati la scorsa “puntata”.

LE AREE. La Protezione civile, una volta deciso d'intesa con il Comune dell'Aquila, di dare il via al Case (che per chi non lo ricorda significa Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili) chiese, sempre all'ente locale, di individuare le aree. I tecnici incaricati dal sindaco Cialente ne indicarono in una prima fase una trentina. Da controlli successivi fatti in loco alcune vennero scartate perché non idonee (rischio idrogeologico, prossimità a faglie, mancanza di strade adeguate per arrivarci). Alla fine, togliendo un po' di qua e un po' di là, sostituendo una zona con un'altra, valutando le distanze dai centri abitati, cercando di venire incontro alle potenziali esigenze delle popolazioni, si arrivò a sceglierne 19. Un importante protagonista della fase dell'emergenza e della ricostruzione riferisce che «rispetto alla proposta dei tecnici del Comune dell'Aquila la scelta delle aree compiuta dalla Protezione civile ha evitato una polverizzazione di gran lunga maggiore degli insediamenti abitativi e un minor consumo di territorio. L'individuazione delle aree destinate al piano Case tenne infine conto della loro vicinanza alle reti di trasporto». Da questo si capisce un'altra questione più “sottile” che _ forse _ sfata un altro mito.

MITO DA SFATARE. La decisione di fare un numero di alloggi che si sapeva a priori non sarebbe bastato per tutti, fu una scelta precisa. Sin dal primo momento ci fu chi _ fra i facitori _ ebbe la consapevolezza che i piani Case sarebbero stati un vulnus perenne per la città e che se devastazione ci doveva essere (e c'è stata) andava quantomeno “contenuta” in limiti accettabili. L'operato della Protezione civile sulla scelta delle aree fu condiviso in via definitiva dal sindaco che con nota del 30 giugno 2009, protocollo in uscita 606 scriveva alla presidenza del consiglio dei ministri: «Riscontrato che i contenuti del documento (della Protezione civile ndr) visionato, sono sostanzialmente coerenti con i criteri urbanistici e territoriali ai quali il Comune dell'Aquila si è ispirato nella fase del precedente decreto di localizzazione (quello dell'11 maggio 2009 poi modificato a causa delle criticità sopra esposte ndr) esprimo una complessiva, positiva valutazione della bozza del provvedimento».

Fra agosto e settembre 2009 la discussione sul numero degli alloggi da fare fu a tratti accesa. A un certo punto vennero inserite “piastre” aggiuntive a Paganica e Tempera e si cominciò a ipotizzare _ per accontentare tutti _ la realizzazione di map (meno impattanti) in alcune frazioni (per esempio Monticchio e Bagno ma anche, in aggiunta al Case, a Paganica e Tempera). I map (moduli abitativi provvisori) erano stati destinati già in partenza ai Comuni minori nei quali come noto non ci sono piani Case ma “baracche 2.0” (cioè come quelle marsicane del 1915 con in aggiunta bagno, frigorifero, lavatrice, forno, lavastoviglie, tv digitale).

ALTERNATIVE. La protezione civile per integrare la necessità di alloggi pensò ad altre due soluzioni: gli affitti concordati (sia da parte di privati che più tardi attraverso il fondo immobiliare) e l'autonoma sistemazione, un buco nero in cui hanno affondato le mani sia chi ne aveva reale necessità e sia chi con maxi stipendi andava a caccia comunque dei 200-300 euro al mese per integrare il reddito. Ma qui è meglio lasciar perdere, la questione è talmente delicata che per scendere nel dettaglio bisognerà aspettare il centenario del sisma, nel 2109. A babbo morto. E chi ci sarà saprà. Nell'agosto del 2009 per avere una idea precisa del “fabbisogno alloggiativo” la Protezione civile aveva deciso di dare il via al “famoso” censimento. Come nel racconto evangelico di Luca («tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città») una gran massa di popolazione dalla Costa, dalle tendopoli, dai luoghi di rifugio provvisorio si mosse per farsi registrare nella sede della Guardia di Finanza affinché fosse loro trovato un tetto. Ognuno sul modello indicò le sue preferenze (Case, affitto concordato, autonoma sistemazione). Per mettere insieme e frullare i dati ecco che il 18 settembre del 2009 spuntò l'algoritmo Gioiello che sfornò gli elenchi con l'indicazione della famiglia e dell'alloggio a cui era stata destinata. Ma “Gioiello” non fu il solo algoritmo utilizzato. Man mano che si andava avanti con le assegnazioni e con la necessità di raffinare e integrare le informazioni spuntarono altri algoritmi: Topazio 1 e 2 (novembre-dicembre 2009); Smeraldo 1, 2, H1, 3 e 4 (da dicembre 2009 e febbraio 2010).

I map delle frazioni nel 2010 vennero assegnati sempre attraverso un algoritmo messo a punto però dal Sed (servizio elaborazione dati) del Comune dell'Aquila. Il suo nome non è dato sapere.

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