Un applauso e qualche lacrima per il saluto a monsignor Santoro

29 Settembre 2021

Il presule: «Voglio essere ricordato come un vescovo tra la gente, strano nello stile e nell’umanità» Le parole d’affetto dei consiglieri e il dono di una ceramica raffigurante la Collegiata di San Bartolomeo

AVEZZANO. Un vescovo tra la gente, “strano” e al fianco delle istituzioni. Così ieri il vescovo emerito, monsignor Pietro Santoro, ha chiesto di essere ricordato al consiglio comunale di Avezzano che lo ha voluto salutare ufficialmente. Da sempre abituato a festeggiare, ma poco incline a essere festeggiato, Santoro ha ringraziato assessori, consiglieri e dirigenti per questi 14 anni di cammino insieme. A dargli il benvenuto l’intera assise civica, che, come lo stesso vescovo ha ricordato, con puntualità ha dato il via ai lavori. Tanti i ricordi e i ringraziamenti che i consiglieri gli hanno riservato. «Questi sono stati anni di crisi», ha affermato il consigliere Tiziano Genovesi, «ma anche di grandi tragedie e lei c’era sempre con questo suo fare, con questa sua umiltà. Ricordo con affetto i nostri incontri che, seppur da visioni distanti, sono sempre stati intrisi di onestà intellettuale. Grazie per tutto quello che ha fatto». Il consigliere Alfredo Chiantini ha ricordato il suo impegno al fianco dei lavoratori nelle tante crisi delle aziende marsicane e ha ringraziato il vescovo «per questo tratto di strada fatto insieme», mentre la consigliera Panei ha sottolineato l’iimportanza dei «suoi insegnamenti che hanno indubbiamente contribuito a formare le coscienze e a renderci consapevoli delle nostre potenzialità. Ci mancherà il modo in cui sa dare risposte a ogni nostro affanno o a ogni nostra debolezza». Il vescovo non è riuscito a non commuoversi per queste parole, pur ammettendo di essersi un po’ nascosto dietro alla mascherina, e ha chiesto a tutti di inviargli i loro interventi. «Vorrei che ciascuno di voi mi sentisse ancora una volta come un fratello», ha spiegato Santoro, «ho sempre cercato di vivere il mio episcopato in uno stile di fraternità che poi è la vera rivoluzione culturale di Gesù. Io ho amato la Marsica, con i suoi volti, con i suoi caratteri, l’ho amata profondamente. Ho scelto Ovindoli perché geograficamente è l’ultimo paese della Marsica e poi io, uomo di mare, amo la montagna e interrogherò il silenzio». Il vescovo emerito ha chiesto di essere ricordato da tutti come «un vescovo strano, nello stile, nei comportamenti, nell’umanità. Strano nel senso di diverso. Che non si è chiuso dentro, che è stato in mezzo alla gente e ha cercato in questi 14 anni di rimettere in circolo l’espressione vescovo dei Marsi. Ho insistito molto su questo perché la Marsica è una forza culturale, sociale e ambientale». Santoro ha ricordato che ha già molti impegni in agenda, a partire dalla sua attività in Ruanda con l’Istituto secolare di diritto pontificio oblate di Cristo Re-Opera Madonnina del Grappa, ma ha chiesto ai presenti di fargli una chiamata quando passeranno a Ovindoli e magari anche un saluto». Al termine del suo intervento, tra un applauso e qualche occhio velato dalle lacrime, il sindaco facente funzioni, Domenico Di Berardino, gli ha donato a nome del presidente del consiglio comunale, Fabrizio Ridolfi, e dell'intera assise un piatto in ceramica dipinto a mano dagli artigiani di Castelli raffigurante i resti della Collegiata di San Bartolomeo. «Ho voluto esprimere due concetti», ha detto Di Berardino, «uno di carattere solenne, salutando un vescovo per dovere istituzionale, e l’altro di carattere profondamente personale perché in questi mesi ho avuto con lui un contatto diretto e ho trovato una persona sempre disponibile. In questi 14 anni di attività era impossibile rimarcare ogni passaggio, ma quello che c'è sempre stato è la sua presenza in ogni momento in cui se ne ravvisava la necessità. Il nostro territorio con lui ha ricevuto un grande dono». Sin qui la cerimonia. Intanto la diocesi è in fermento per l’arrivo domenica del nuovo vescovo, monsignor Giovanni Massaro.
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