Un campo di mais devastato dai cinghiali

12 Dicembre 2021

Raiano, il branco scacciato dai proprietari. Accuse alla Regione: non fa nulla per frenare questo scempio

RAIANO. Un campo di mais distrutto dai cinghiali e gli agricoltori inviperiti che puntano il dito contro la Regione, «colpevole» di non predisporre un adeguato piano per contenere un fenomeno che sta creando enormi problemi all’agricoltura in Valle Peligna. L’ultimo assalto dei cinghiali si è verificato nei campi di Raiano, in zona Castelluccio, al confine con la Riserva di San Venanzio. Un’incursione di una ventina di ungulati che è stata anche documentata dal proprietario del fondo devastato. Alcuni a piedi, altri a bordo di un trattore hanno cercato di limitare i danni rincorrendo i cinghiali in mezzo alla piantagione di mais. E l’altezza delle piante una vicina all’altra in maniera molto fitta, ha complicato ancora di più i problemi. Alla fine, solo con grande fatica gli agricoltori di Raiano sono riusciti dopo una buona mezz’ora di caccia al cinghiale, a fare uscire gli animali dalla zona recintata e a ricacciarli lontano dalle coltivazioni. L’ennesimo campo devastato che ha portato gli agricoltori a lanciare invettive nei confronti della Regione, in particolare contro l’assessore Emanuele Imprudente, accusata – secondo i proprietari dei terreni – di fare poco o niente per frenare l’invasione dei cinghiali e lo scempio che stanno provocando al settore agricolo della Valle Peligna. Alzano la voce chiedendo azioni concrete a tutela del loro lavoro e del raccolto.
«Guarda che spettacolo», tuona l’agricoltore nel video postato sui social, in breve tempo diventato virale, chiamando in causa l’assessore Imprudente.«È un campo completamente depredato. Complimenti a voi tutti che dovreste tutelarci. Noi agricoltori, pur con i campi devastati dai cinghiali e con migliaia di euro di danni, dobbiamo pagare ugualmente le tasse al Consorzio di bonifica. Nessuno ci fa lo sconto e nessuno si preoccupa di trovare soluzioni a questo scempio». Stufi di assistere impotenti alla devastazione del loro lavoro, gli agricoltori tornano a minacciare azioni eclatanti. «Se non ci saranno misure di contrasto a breve termine», tuonano gli agricoltori, «metteremo in atto forti azioni di protesta prima di Natale. (c.l.)
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