Un ciao tra le lacrime per il rugbista Mario

Gli amici portano a spalla il feretro del compagno di squadra sconfitto dalla malattia, striscione fuori dalla chiesa
L’AQUILA. Centinaia di persone hanno partecipato ai funerali di Mario Coscione, il rugbista 22enne morto all’ospedale di Pescara per le conseguenze di una grave malattia. La grande chiesa di San Francesco a Pettino non è riuscita a contenere tutte le persone arrivate per rendere omaggio a un ragazzo benvoluto da tutti e che da anni lottava con coraggio. Un ragazzo strappato alla vita proprio quando vedeva aprirsi davanti a lui la speranza di guarigione.
Ad accoglierlo, davanti alla chiesa, il picchetto d’onore della Polizia di Stato. Il padre di Mario è infatti dipendente civile della questura. Tra la folla anche le tute della Protezione civile della Pro loco di Coppito, gli amici della comunità 24 Luglio con la quale collaborava da anni e con la quale aveva svolto anche il servizio civile, ci sono i compagni di squadra, in tuta nera con il cappuccio rosso, i colori del Paganica rugby, squadra con la quale aveva giocato fino a qualche tempo fa, prima di dover abbandonare il rugby proprio a causa della malattia. Senza mai rinunciare, però, visto che continuava a collaborare per far crescere gli atleti più giovani e stava partecipando al corso per allenatori. In un angolo della piazza davanti alla chiesa, proprio sotto la statua di San Francesco, gli amici hanno messo un grande cartello, “Chi combatte non muore mai, ciao Mariolì”. Nell’omelia, don Dante Di Nardo si è chiesto come sia possibile accettare un simile evento. «Chi può capire», si è rivolto agli amici, «chi può trovare una ragione, chi può accettare? Quello che abbiamo sperato, quanto abbiamo pregato ora lo può capire solo Mario, salito oltre le nuvole, che ha superato la cortina di fumo che circonda ognuno di noi». Non mancano parole di speranza. «Mario ora vive nella festa. In questi momenti ci domandiamo Dio dov’era, e invece dobbiamo coltivare l’altro aspetto della nostra vita, quello che ci dice che Mario è vivo. È il cuore che ce lo dice». Mario Coscione lascia il padre, la madre e la sorella. E tanti amici in lacrime.
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