Un cittadino: dai burocrati zero risposte

7 Giugno 2014

«Caro sindaco, prima di chiederti cosa fa per noi il Paese, chiediti cosa facciamo noi per il Paese»

Oggi compie un anno. No, non il mio ipotetico figlio che, forse, sarò costretto a far nascere per avere un “erede” che porti a termine i lavori di casa mia. Sto parlando della scheda parametrica presentata come “fase uno” della ricostruzione dell’aggregato che include la mia proprietà. Già… un anno. I termini perentori, spesso diffusi con toni degni dei migliori sistemi totalitari, pare valgano solo per i cittadini, mai per la pubblica amministrazione e, in questo caso, assolutamente mai per gli “scienziati” della ricostruzione.

Da tempo sento ripetere dall’Usra che “appena ultimati i rilievi dell’asse centrale si passerà al resto” e che “al massimo in una settimana saranno conclusi”, ma questa settimana dura da sei mesi ormai.

A nulla sono valsi motivi più che ragionevoli per accelerare la pratica come la presenza di una gru già installata dalla stessa ditta incaricata, il cantiere già attrezzato per gli stessi motivi, la possibilità di ottenere un risparmio sia in termini economici che temporali (da verificare solo se si potesse passare alla fase due) e, infine, una richiesta da parte della Soprintendenza per la salvaguardia di alcuni affreschi e manufatti presenti nell’edificio.

La risposta è sempre la stessa, dall’ingegner Cherubini al dottor Aielli, da me consultati più di una volta, ci si dichiara possibilisti e, a volte addirittura incoraggianti, ma nei fatti… ecco trascorso un anno.

Un anno sicuramente duro per i citati e per tutti (tanti) i lavoratori del Comune e dell’Usra impegnati ma, vi assicuro, non certo piacevole nemmeno per chi è ancora senza casa pur con il mutuo regolarmente a carico.

Non ho voluto, come sembra abbiano fatto in molti, dar sfogo su carta bollata per rivendicare i miei diritti, perché penso che se non si abbassa il livello di conflittualità la ricostruzione sarà interminabile, né ho cercato “vie brevi” per giungere al traguardo, ma adesso trovo insopportabile la totale assenza di risposte, di atti concreti e della prova certa che in quegli uffici, troppo spesso osannati, non si stia invece compiendo un ennesimo atto di eccesso di burocratizzazione.

Il Sindaco continua a chiedere soldi, fondi, stanziamenti ed azioni concrete del Governo per un flusso costante di denaro (e come posso dargli torto?), ma la situazione vera non è affatto quella sbandierata del miliardo e 200 milioni l’anno in media di progetti approvati.

Quella cifra riguarda tutto il pregresso accumulatosi fino al 2013 e molto della vecchia procedura precedente governata dalla Soprintendenza, mentre l’Ufficio Speciale aquilano sta oggettivamente viaggiando con il fiato corto e senza alibi. Prima di chiedere “cosa può fare il Paese per te”, caro Massimo, verifica davvero cosa stiamo facendo “noi” per il Paese cercando di rimettere nella giusta direzione gli uffici preposti e (finalmente) varando un piano logistico che dia la possibilità a chi ne ha le condizioni, di cominciare i lavori per tornare al più presto alla propria, vera, vita.

*cittadino sfollato