Un colpo alla delibera comunale per le aree tornate edificabili

4 Novembre 2021

Il Consiglio di Stato dice sì al ricorso di una cittadina che chiedeva l’annullamento del provvedimento La questione sul tavolo della presidenza della Repubblica. «No a espropri eccessivi senza indennizzo»

L’AQUILA. Il presidente della Repubblica ha accolto il ricorso di una cittadina che chiedeva l’annullamento della delibera del consiglio comunale 138 del 17 dicembre 2015, meglio conosciuta come delibera sulle “aree bianche”. Il ricorso è stato accolto “nei limiti dell’interesse della parte ricorrente”. Vale cioè solo per chi ha fatto ricorso e non per tutti. Ma ora si potrebbero aprire decine di contenziosi. Che quella delibera non fosse stata “digerita” da molti proprietari è cosa nota e già ci sono diversi ricorsi al Tar, che a questo punto non potrà che attenersi al decreto della massima istituzione della Repubblica. Altra puntualizzazione: non bisogna immaginare che il presidente Sergio Mattarella abbia stilato di suo pugno il decreto. Tutto si basa su un parere (chiesto dalla presidenza della Repubblica) del Consiglio di Stato, parere favorevole alla cittadina. Il ricorso è stato curato dagli avvocati Donatella Boccabella e Fausto Corti. La delibera del consiglio comunale, secondo i giudici, è da annullare perché impone al proprietario, in cambio dell’edificabilità di una parte, la cessione gratuita del 65% del terreno. Sullo sfondo del ricorso la questione delle aree bianche, Si tratta di zone vincolate dal Prg di oltre 40 anni fa ma che dopo un certo tempo avevano perso tale vincolo (vedi articolo a fianco). Molti proprietari, ante 2015, si erano rivolti al Tar per “certificare” ufficialmente che il vincolo non esisteva più e che quindi i terreni dovevano tornare nella disponibilità privata e dunque (pur dentro limiti) diventare edificabili. Da lì una serie di pronunciamenti.
LA MOTIVAZIONE
Il Consiglio di Stato accoglie diversi punti del ricorso e in particolare quello sulla cessione del 65% dell’area bianca che per i giudici è una “espropriazione sostanziale senza indennizzo”. “I motivi del ricorso vanno accolti”, si legge nel parere, “poiché la minima capacità edificatoria riconosciuta sull’area della ricorrente, con un indice di utilizzazione territoriale di 8 mq ogni 100 da concentrare come superficie fondiaria nel 35% della superficie territoriale, lasciando il restante 65% per le opere di urbanizzazione da cedere al Comune da parte del proprietario proponente, supera, a giudizio del Collegio, il limite oltre il quale la misura urbanistica trasmoda in un’espropriazione sostanziale, senza indennizzo, poiché riduce le facoltà edificatorie oltre il nucleo minimo che trova tutela nell’articolo 42 della Costituzione, secondo i princìpi e le norme del testo unico sulle espropriazioni”. I giudici continuano: “È fondata anche la censura di sostanziale sviamento della funzione, poiché, in definitiva, emerge come il Comune, scaduti i vincoli espropriativi originariamente imposti sulle aree, abbia inteso, mediante l’atipico strumento della variante perequativa qui in discussione, conseguire l’obiettivo di acquisire le aree destinate a servizi pubblici evitando i costi degli indennizzi espropriativi, in tal modo, come criticamente rimarcato dalla ricorrente, eludendo l’obbligo di espropriare a titolo oneroso le aree necessarie alla realizzazione di impianti pubblici (parcheggi, verde pubblico, scuole, chiese, caserme) che verrebbero in questo modo acquisite gratuitamente al patrimonio comunale sotto forma di cessioni volontarie”. Nel ricorso degli avvocati Boccabella e Corti si fa notare che “la Variante di salvaguardia (quella sulle aree bianche, ndr) pone a carico dei ricorrenti una percentuale di cessioni pari al 65% contro il 6% di norma previsto dalla disciplina comunale, dato dichiarato dal Comune a pag. 17 della relazione tecnica”.
CHE SUCCEDE ORA
Il terreno della cittadina (e per ora solo quello) torna area bianca e il Comune dovrà rinormarla anche in base al parere del Consiglio di Stato. Se non lo farà il Comune, così come accaduto per le controversie ante 2015, sarà un commissario nominato dal Tar. Ma si tratta per ora di ipotesi. Resta il fatto che una delibera che doveva rimettere a posto le cose rischia di diventare un boomerang.
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