Un corteo di baci e lacrime per l’addio al bidello Alvaro

8 Marzo 2015

Gli studenti del “Galilei” sfilano prima dei funerali, folla commossa in cattedrale Presente anche la squadra del Paterno calcio. Il vicepreside Tuzi: un uomo umile

AVEZZANO. “È per te questo bacio nel vento… te lo manderemo con almeno altri cento… solo che non doveva andare così. Ora che siamo tutti più soli qui… Grazie”. Lo striscione degli studenti dell’istituto superiore “Galilei” di Avezzano ha aperto il lungo corteo dalla scuola alla cattedrale, dove è stato dato l’ultimo saluto ad Alvaro Pirolo, il bidello morto in un incidente sul lavoro. Un centinaio di ragazzi ha i sfilato per le vie della città, scortati dagli agenti della polizia locale, per dire “grazie” al 59enne che tanto amore ha lasciato dietro di sè. Ad aspettarli sul sagrato don Aldo Antonelli, affiancato da don Michele Saltarelli. E poi quel lungo applauso quando uno studente ha simulato l’appello: “Istituto Galilei… Alvaro Pirolo”. E tutti in coro per la risposta: “Presente!”. In piazza anche la squadra del Paterno calcio, con il presidente Angelo Di Gregorio e l’allenatore Fabio Iodice, frequentatori della pizzeria “Il Grappino”, locale della famiglia Pirolo, gestito dal fratello Euclide. Composto il dolore della moglie Patrizia e dei figli, Ennio, Mirko e Moira. «Anche se sentite il peso della sua mancanza» le parole di don Aldo «egli rimane presente in voi, un padre non si può perdere perché lo portiamo dentro. L’unica assenza la si sentirà sul posto di lavoro, dove sarà impossibile sostituire quella disponibilità immensa che è difficile anche raccontare. Anche io ho conosciuto lì Alvaro, negli anni Ottanta, nella scuola in cui era appena arrivato a lavorare e dove anch’io insegnavo». Alla fine della funzione religiosa, accompagnata dal coro di Magliano e dal soprano Bianca D’Amore, dall’altare gli ultimi saluti, il primo di una studentessa. «Hai lasciato un grande vuoto in tutti noi» ha detto la giovane «ci accoglievi con simpatia e ci accompagnavi per tutte quelle interminabili cinque ore, ogni giorno. Quando venivamo da te facevi il burbero, ci rimandavi in classe, ma il tempo che giravamo le spalle e tu avevi già il sorriso sulle labbra. Chi ci aspetterà ora?». A seguire il saluto di un professore di educazione fisica, che ha letto il messaggio del direttore dell’ufficio regionale Ernesto Pellecchia e infine il vicepreside Sandro Tuzi. «Il modo migliore per onorarlo» ha detto Tuzi «è continuare a fare bene il nostro lavoro, con il coraggio e l’umiltà che lui aveva».

Magda Tirabassi

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