Un evento antichissimo tra sacro e profano
COCULLO. Ogni anno il 1º maggio (data istituita negli anni '60, poi riconfermata, nel 2012) si celebra a Cocullo un antichissimo rito, trasformatosi in una festa sacra-profana. Tutto ha inizio con i...
COCULLO. Ogni anno il 1º maggio (data istituita negli anni '60, poi riconfermata, nel 2012) si celebra a Cocullo un antichissimo rito, trasformatosi in una festa sacra-profana. Tutto ha inizio con i serpari che alla fine di marzo si recano in montagna in cerca dei serpenti. Una volta catturati, vengono custoditi con attenzione in scatole di legno per 15-20 giorni. Questa usanza sarebbe legata ai riti pagani dei Marsi, antico popolo italico. In epoca contemporanea viene celebrata in onore di San Domenico che è ritenuto protettore dal mal di denti, dai morsi di rettili e dalla rabbia. San Domenico era un monaco benedettino di Foligno che attraversò Lazio e Abruzzo fondando monasteri ed eremi. A Cocullo si fermò per sette anni, lasciando un suo dente e un ferro di cavallo della sua mula, divenuti delle reliquie. Per alcuni storici questa festa è da correlare ai culti della dea Angizia, principalmente venerata dagli gli antichi Marsi. Per altri invece, la si deve attribuire alla mitologia di Eracle che strangolò nella culla i due serpenti mandati da Era per ucciderlo.

